Iperplasia prostatica benigna
L’iperplasia prostatica benigna (IPB) rappresenta la quarta patologia benigna più comune nei pazienti over 50 dopo coronaropatia, dislipidemia, ipertensione arteriosa e diabete mellito. Con il termine di iperplasia prostatica benigna si intendono tre distinti aspetti di una singola patologia: quello anatomico, clinico e funzionale che nel dettaglio si riferiscono al mero ingrossamento della ghiandola prostatica, alla presenza di una ostruzione urinaria e alla presenza dei sintomi urinari. Questi fattori non sono necessariamente sempre coesistenti, quindi è opportuno considerarli separatamente. L’incremento di volume è l’unico fattore necessariamente presente affinché si parli di iperplasia prostatica. Nell’adulto o anziano le dimensioni prostatiche sono apprezzabili durante l’esplorazione rettale e/o con metodiche di imaging (ecografia sovrapubico o trans rettale), consentendo di porre diagnosi di IBP indipendentemente dalla presenza di ostruzione urinaria e/o di sintomi. Nel corso dell’invecchiamento fisiologico dell’uomo, la prostata può aumentare il proprio volume anche di 20 volte o più. Una prostata di 15-25g circa è giudicata normale mentre prostate di 30-90g vengono considerate iperplastiche. L’esplorazione digitorettale (DRE) è il metodo più semplice e immediato per apprezzare un incremento di volume della ghiandola prostatica, meno accurata di una valutazione ecografica nel valutarne le dimensioni, ma di grande utilità nell’apprezzarne caratteristiche come consistenza, regolarità della superficie, dolorabilità, mobilità e delimitabilità. Parametri che nessuna altra metodica è in grado di rilevare. La DRE risulta di fondamentale importanza nel distinguere una semplice IPB da una neoplasia prostatica con l’ovvio ausilio di una corretta anamnesi e di esami ematochimici. L’ecografia può essere eseguita per via sovrapubica o transrettale. Entrambe le tecniche risultano idonee ad apprezzare una aumento di volume della prostata, anche se nel tempo è risultata sempre più controversa l’efficacia della valutazione sovrapubica rispetto alla transrettale. Meno sensibile nel porre diagnosi differenziale fra una banalissima IPB ed un tumore prostatico.
I SINTOMI
I sintomi dell’IPB non sono esclusivi di questa patologia e infatti prendono il nome poco specifico di “sintomi delle basse vie urinarie”, LOTUS per gli anglosassoni. Sono classificabili in sintomi della fase di riempimento (fino a qualche tempo fa definiti anche come sintomi “irritativi”) e sintomi della fase di svuotamento (già definiti “ostruttivi”). Il sintomo più caratteristico e maggiormente riferito dai soggetti con IPB è la nicturia, cioè la necessità di urinare durante la notte causando il risveglio. Nel contesto ricordiamo l’esitazione minzionale, la pollachiuria, la sensazione di incompleto svuotamento oltre alla soggettiva sensazione di un getto minzionale non più competitivo. I sintomi delle basse vie urinarie non sono specifici dell’IPB ma possono essere condivisi anche da patologie come l’ipertensione arteriosa, le cardiopatie, l’iperglicemia ed alcune patologie oncologiche. Tuttavia, in un uomo anziano affetto da iperplasia della prostata, eventuali sintomi delle basse vie urinarie sono considerati, fino a prova contraria, una conseguenza dell’IPB. Dalla comparsa di sintomi urinari, l’IPB viene definita “clinica” e merita di essere distinta dal semplice reperto anatomico di ingrandimento volumetrico della prostata. Altra fondamentale componente dell’IPB è l’ostruzione, cioè il progressivo incremento della resistenza determinato dalla prostata alla vescica durante lo svuotamento, valutabile con l’uroflussometria, un esame che misura il volume urinario minto nell’unità di tempo. L’esame, per quanto sensibile, è inficiato da troppe variabili, la più frequente delle quali è l’emotività. La diagnosi di ostruzione è affidata in realtà allo studio pressione/flusso, esame ben più complesso ed invasivo che, in considerazione del tempo richiesto per eseguirlo, non sempre trova facile applicabilità clinica. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, e considerato il contesto clinico, l’uroflussometria è giudicata sufficiente nel porre diagnosi di ostruzione.
L’EVOLUZIONE
L’evoluzione ed associazione di due dei sintomi correlati all’incremento volumetrico della prostata, conducono all’inevitabile comparsa di un disagio personale che si ripercuote sulla qualità di vita e di relazione. L’incremento volumetrico interessa la porzione centrale della prostata, in gergo zona transizionale, mentre il carcinoma prostatico (CaP) è appannaggio di quella periferica. Una patologia non esclude l’altra e mentre l’IBP è responsabile della serie di sintomi di cui abbiamo ampiamente parlato, il carcinoma prostatico risulta in genere asintomatico sino in fase avanzata. Dal 1990 in poi il tasso di incidenza del CaP è cresciuto di ben 23.5/100.000 uomini all’anno. L’incidenza è aumentata non solo per l’introduzione di fattori alimentari, ma anche per l’introduzione di metodiche in grado di diagnosticare il cancro con anticipo ed il progressivo prolungamento della vita media. Al progressivo incremento dell’incidenza fa riscontro una riduzione della mortalità relativa. Effetto delle migliori possibilità terapeutiche chirurgiche (prostatectomia radicale retropubica a cielo aperto, laparoscopica e robotica) in casi di diagnosi precoce, farmacologiche nell’evidenza di una patologia metastatica e/o post chirurgiche nel caso di positività per i linfonodi o margini chirurgici. La riduzione dei tassi di mortalità non è tuttavia condivisa da tutti gli studiosi e l’effettivo beneficio che lo screening con PSA (Antigene Prostatico Specifico) può portare in termini di sopravvivenza è tuttora oggetto di discussione.
(A cura del Dr. Giacomo Piero Incarbone, specialista in Urologia presso l’U.O. di Urologia dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano. Collabora con FD Medical di Milano.)
I SINTOMI
I sintomi dell’IPB non sono esclusivi di questa patologia e infatti prendono il nome poco specifico di “sintomi delle basse vie urinarie”, LOTUS per gli anglosassoni. Sono classificabili in sintomi della fase di riempimento (fino a qualche tempo fa definiti anche come sintomi “irritativi”) e sintomi della fase di svuotamento (già definiti “ostruttivi”). Il sintomo più caratteristico e maggiormente riferito dai soggetti con IPB è la nicturia, cioè la necessità di urinare durante la notte causando il risveglio. Nel contesto ricordiamo l’esitazione minzionale, la pollachiuria, la sensazione di incompleto svuotamento oltre alla soggettiva sensazione di un getto minzionale non più competitivo. I sintomi delle basse vie urinarie non sono specifici dell’IPB ma possono essere condivisi anche da patologie come l’ipertensione arteriosa, le cardiopatie, l’iperglicemia ed alcune patologie oncologiche. Tuttavia, in un uomo anziano affetto da iperplasia della prostata, eventuali sintomi delle basse vie urinarie sono considerati, fino a prova contraria, una conseguenza dell’IPB. Dalla comparsa di sintomi urinari, l’IPB viene definita “clinica” e merita di essere distinta dal semplice reperto anatomico di ingrandimento volumetrico della prostata. Altra fondamentale componente dell’IPB è l’ostruzione, cioè il progressivo incremento della resistenza determinato dalla prostata alla vescica durante lo svuotamento, valutabile con l’uroflussometria, un esame che misura il volume urinario minto nell’unità di tempo. L’esame, per quanto sensibile, è inficiato da troppe variabili, la più frequente delle quali è l’emotività. La diagnosi di ostruzione è affidata in realtà allo studio pressione/flusso, esame ben più complesso ed invasivo che, in considerazione del tempo richiesto per eseguirlo, non sempre trova facile applicabilità clinica. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, e considerato il contesto clinico, l’uroflussometria è giudicata sufficiente nel porre diagnosi di ostruzione.
L’EVOLUZIONE
L’evoluzione ed associazione di due dei sintomi correlati all’incremento volumetrico della prostata, conducono all’inevitabile comparsa di un disagio personale che si ripercuote sulla qualità di vita e di relazione. L’incremento volumetrico interessa la porzione centrale della prostata, in gergo zona transizionale, mentre il carcinoma prostatico (CaP) è appannaggio di quella periferica. Una patologia non esclude l’altra e mentre l’IBP è responsabile della serie di sintomi di cui abbiamo ampiamente parlato, il carcinoma prostatico risulta in genere asintomatico sino in fase avanzata. Dal 1990 in poi il tasso di incidenza del CaP è cresciuto di ben 23.5/100.000 uomini all’anno. L’incidenza è aumentata non solo per l’introduzione di fattori alimentari, ma anche per l’introduzione di metodiche in grado di diagnosticare il cancro con anticipo ed il progressivo prolungamento della vita media. Al progressivo incremento dell’incidenza fa riscontro una riduzione della mortalità relativa. Effetto delle migliori possibilità terapeutiche chirurgiche (prostatectomia radicale retropubica a cielo aperto, laparoscopica e robotica) in casi di diagnosi precoce, farmacologiche nell’evidenza di una patologia metastatica e/o post chirurgiche nel caso di positività per i linfonodi o margini chirurgici. La riduzione dei tassi di mortalità non è tuttavia condivisa da tutti gli studiosi e l’effettivo beneficio che lo screening con PSA (Antigene Prostatico Specifico) può portare in termini di sopravvivenza è tuttora oggetto di discussione.
(A cura del Dr. Giacomo Piero Incarbone, specialista in Urologia presso l’U.O. di Urologia dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano. Collabora con FD Medical di Milano.)










