Respiri di primavera
Nel 2020 un bambino su due sarà allergico. Un fenomeno in costante crescita che i più scelgono di curare da soli, in farmacia. Ne parliamo con l’esperto.
Dai sintomi più evidenti quali rinite, congiuntivite, asma, fino a effetti collaterali come disturbi del sonno, problemi di concentrazione e apprendimento, e perfino difficoltà nelle prestazioni sportive e nella vita sociale. L’allergia primaverile ai pollini è in drastico aumento e colpisce non solo i bambini, ma può comparire anche in età avanzata. Le cure andrebbero pianificate accuratamente con il controllo del medico di famiglia e dell’allergologo. In realtà la maggior parte degli allergici ricorre semplicemente all’automedicazione. Cerchiamo di capire meglio in cosa consiste questo disturbo con l’aiuto dell’esperto.
“L’ allergia – spiega il Dr. Roberto Palmieri, allergologo -è una reazione anomala dell’organismo a una sostanza peraltro inoffensiva. Perché questa si realizzi sono indispensabili due fattori concomitanti: uno predisponente ed uno scatenante. Il primo è definito atopia e consiste nella predisposizione genetica a produrre un certo tipo di anticorpi (le immunoglobuline E) in risposta al contatto con sostanze chiamate allergeni (le persone “normali” producono invece immunoglobuline di altro tipo). Non tutti gli atopici però diventano allergici; è necessario infatti qualcos’altro perché ciò accada: per la maggior parte degli allergologi questo fattore scatenante è da ricercare nello stile di vita occidentale degli ultimi decenni in cui la maggior igiene personale, la pratica delle vaccinazioni di massa e l’uso di antibiotici hanno da un lato ridotto drasticamente la patologia infettiva, dall’altro hanno privato i nostri organismi di molti stimoli microbici nella prima infanzia. Questi ultimi sarebbero infatti indispensabili ad un corretto indirizzo del nostro sistema immunitario, che in loro mancanza inizia invece a funzionare in modo anomalo e a dare quindi risposte di tipo “allergico”. Anche l’esposizione precoce agli allergeni alimentari (ad esempio l’allattamento artificiale o lo svezzamento troppo anticipato) o a quelli ambientali (ambienti polverosi, animali domestici) possono essere un’importante concausa della comparsa di malattie allergiche. Infine l’esposizione a inquinanti all’aperto (lo smog e gli scarichi delle automobili e dei riscaldamenti) o negli ambienti chiusi (il fumo di sigaretta) hanno sicuramente una parte di rilievo nel danno delle mucose respiratorie e nella manifestazione clinica dell’allergia”.
I sintomi
“Le manifestazioni allergiche a livello respiratorio – prosegue il Dr. Palmieri - possono interessare il naso (rinite), gli occhi (congiuntivite), i seni paranasali (sinusite) o i bronchi (asma); a livello gastrointestinale possono manifestarsi sintomi quali nausea, vomito o disturbi dell’alvo fino a stomatiti, gastriti o enteriti; la pelle a sua volta può essere interessata nell’orticaria, nell’angioedema o nelle dermatiti atopica o da contatto. Non è rara anche la cosiddetta “sindrome orale allergica” che è caratterizzata dalla comparsa di arrossamento intorno alla bocca e da gonfiore e prurito all’interno della stessa fino alla gola, quando il paziente allergico ingerisce l’allergene o alimenti che l’organismo confonde con questo (come l’ingestione di frutta, ad esempio il melone, nei pazienti allergici al polline di graminacee). Da non dimenticare che anche la cefalea può in alcuni casi avere un’origine allergica. I quadri più gravi sono quelli sistemici, che interessano cioè il sistema cardiovascolare e quindi l’intero organismo, come lo shock anafilattico che fortunatamente è abbastanza raro ed è dovuto per lo più a “punture” sia involontarie come quelle di insetto sia di farmaci a scopo terapeutico”.
La diagnosi
“Per diagnosticare l’allergia fondamentale è l’anamnesi, cioè la raccolta di tutte le informazioni sulle modalità temporali e spaziali con cui i sintomi si sono manifestati; il passo successivo è l’effettuazione dei test cutanei (prick test). Questi due presidi sono in genere sufficienti alla diagnosi allergologica e solo in casi particolari si dovrà ricorrere ad esami di secondo livello quali esami del sangue (PRIST, RAST), test di provocazione (nasale o bronchiale), diete di eliminazione o scatenamento”.
La prevenzione
“La vera prevenzione – ci spiega Palmieri - inizia fin dalla primissima infanzia: è importante, quando è possibile, allattare i neonati al seno almeno fino al 6° mese di vita, altro punto fondamentale è ridurre l’esposizione dei piccoli agli inquinanti ambientali (non fumare in casa, evitare le strade con molto traffico, ecc); è anche utile ridurre la polvere domestica aerando spesso i locali e non usando moquette, tendaggi o pelouche, soprattutto nelle stanze da letto, in quanto trattengono molta polvere (che a sua volta è ricca di acari, allergeni tra i più importanti)”.
Le cure
Infine le cure. “Può sembrare banale – conclude l’allergologo - ma la prima è più importante terapia è proprio l’allontanamento dell’allergene. Questa misura non è però sempre possibile. Allora si deve ricorrere alla terapia farmacologica che agisce sui sintomi e può essere locale (spray nasali o bronchiali) o sistemica (antistaminici, cortisonici solo nei casi più gravi)”.
E i vaccini? “L’Immunoterapia Specifica (ITS) può agire diminuendo lo stato di sensibilizzazione del paziente rendendolo meno responsivo all’allergene. Concettualmente questo tipo di terapia è il più adeguato al trattamento degli stati allergici soprattutto respiratori, tuttavia deve essere limitato a pazienti selezionati, in considerazione dell’impegno cui il soggetto deve sottoporsi (la durata dell’ITS deve essere di almeno 3 anni), del suo costo che di regola non è riconosciuto dal Servizio Sanitario Nazionale e dalla tipologia nonché dal numero di sensibilizzazioni. In ogni caso è l’allergologo che, dopo aver effettuato la diagnosi di allergia, deve saper orientare il paziente verso la terapia più idonea che può poi essere gestita anche dal proprio medico di fiducia”.
Il ruolo del farmacista
Secondo uno studio dell’Università di Genova, la maggior parte dei soggetti colpiti da rinite allergica non si rivolge al medico, ma si reca in farmacia. Per questo risulta fondamentale il consiglio del farmacista, soprattutto quando la cura va a inserirsi in terapie già in atto, che dovrà vigilare sull’appropriatezza della terapia. I farmaci da banco, cioè quelli per cui non serve la prescrizione medica, vanno dagli antistaminici (orali, nasali e colliri) che bloccano l’attività dell’istamina, responsabile delle reazioni allergiche, ai decongestionanti (nasali e orali). (di Ilaria Sicchirollo)
Occhio alla “cross-reattività”
Nei periodi di massima sensibilità ai pollini, è possibile che si verifichino le cosiddette “allergie crociate” cioè allergie che determinati pollini possono scatenare in chi ingerisce alcune sostanze.
Alcuni esempi:
Betullacee
albicocca, carota, ciliegia, finocchio, fragola, frutta secca, kiwi, lampone, mandorla, mela, nespola, pera, pesca, prugna, sedano, prezzemolo
Composite
banana, camomilla, carota, castagna, cicoria, finocchio, margarina, miele, olio di semi di girasole, pepe verde, prezzemolo, sedano, tarassaco
Graminacee
arachide,albicocca, agrumi, anguria, ciliegia, frumento, pomodoro, mandorla, prugna
Parietarie
basilico, ciliegia, gelso, melone, pistacchio, ortica
Limitare i danni *
Acari: piccoli e insidiosi*
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“L’ allergia – spiega il Dr. Roberto Palmieri, allergologo -è una reazione anomala dell’organismo a una sostanza peraltro inoffensiva. Perché questa si realizzi sono indispensabili due fattori concomitanti: uno predisponente ed uno scatenante. Il primo è definito atopia e consiste nella predisposizione genetica a produrre un certo tipo di anticorpi (le immunoglobuline E) in risposta al contatto con sostanze chiamate allergeni (le persone “normali” producono invece immunoglobuline di altro tipo). Non tutti gli atopici però diventano allergici; è necessario infatti qualcos’altro perché ciò accada: per la maggior parte degli allergologi questo fattore scatenante è da ricercare nello stile di vita occidentale degli ultimi decenni in cui la maggior igiene personale, la pratica delle vaccinazioni di massa e l’uso di antibiotici hanno da un lato ridotto drasticamente la patologia infettiva, dall’altro hanno privato i nostri organismi di molti stimoli microbici nella prima infanzia. Questi ultimi sarebbero infatti indispensabili ad un corretto indirizzo del nostro sistema immunitario, che in loro mancanza inizia invece a funzionare in modo anomalo e a dare quindi risposte di tipo “allergico”. Anche l’esposizione precoce agli allergeni alimentari (ad esempio l’allattamento artificiale o lo svezzamento troppo anticipato) o a quelli ambientali (ambienti polverosi, animali domestici) possono essere un’importante concausa della comparsa di malattie allergiche. Infine l’esposizione a inquinanti all’aperto (lo smog e gli scarichi delle automobili e dei riscaldamenti) o negli ambienti chiusi (il fumo di sigaretta) hanno sicuramente una parte di rilievo nel danno delle mucose respiratorie e nella manifestazione clinica dell’allergia”.
I sintomi
“Le manifestazioni allergiche a livello respiratorio – prosegue il Dr. Palmieri - possono interessare il naso (rinite), gli occhi (congiuntivite), i seni paranasali (sinusite) o i bronchi (asma); a livello gastrointestinale possono manifestarsi sintomi quali nausea, vomito o disturbi dell’alvo fino a stomatiti, gastriti o enteriti; la pelle a sua volta può essere interessata nell’orticaria, nell’angioedema o nelle dermatiti atopica o da contatto. Non è rara anche la cosiddetta “sindrome orale allergica” che è caratterizzata dalla comparsa di arrossamento intorno alla bocca e da gonfiore e prurito all’interno della stessa fino alla gola, quando il paziente allergico ingerisce l’allergene o alimenti che l’organismo confonde con questo (come l’ingestione di frutta, ad esempio il melone, nei pazienti allergici al polline di graminacee). Da non dimenticare che anche la cefalea può in alcuni casi avere un’origine allergica. I quadri più gravi sono quelli sistemici, che interessano cioè il sistema cardiovascolare e quindi l’intero organismo, come lo shock anafilattico che fortunatamente è abbastanza raro ed è dovuto per lo più a “punture” sia involontarie come quelle di insetto sia di farmaci a scopo terapeutico”.
La diagnosi
“Per diagnosticare l’allergia fondamentale è l’anamnesi, cioè la raccolta di tutte le informazioni sulle modalità temporali e spaziali con cui i sintomi si sono manifestati; il passo successivo è l’effettuazione dei test cutanei (prick test). Questi due presidi sono in genere sufficienti alla diagnosi allergologica e solo in casi particolari si dovrà ricorrere ad esami di secondo livello quali esami del sangue (PRIST, RAST), test di provocazione (nasale o bronchiale), diete di eliminazione o scatenamento”.
La prevenzione
“La vera prevenzione – ci spiega Palmieri - inizia fin dalla primissima infanzia: è importante, quando è possibile, allattare i neonati al seno almeno fino al 6° mese di vita, altro punto fondamentale è ridurre l’esposizione dei piccoli agli inquinanti ambientali (non fumare in casa, evitare le strade con molto traffico, ecc); è anche utile ridurre la polvere domestica aerando spesso i locali e non usando moquette, tendaggi o pelouche, soprattutto nelle stanze da letto, in quanto trattengono molta polvere (che a sua volta è ricca di acari, allergeni tra i più importanti)”.
Le cure
Infine le cure. “Può sembrare banale – conclude l’allergologo - ma la prima è più importante terapia è proprio l’allontanamento dell’allergene. Questa misura non è però sempre possibile. Allora si deve ricorrere alla terapia farmacologica che agisce sui sintomi e può essere locale (spray nasali o bronchiali) o sistemica (antistaminici, cortisonici solo nei casi più gravi)”.
E i vaccini? “L’Immunoterapia Specifica (ITS) può agire diminuendo lo stato di sensibilizzazione del paziente rendendolo meno responsivo all’allergene. Concettualmente questo tipo di terapia è il più adeguato al trattamento degli stati allergici soprattutto respiratori, tuttavia deve essere limitato a pazienti selezionati, in considerazione dell’impegno cui il soggetto deve sottoporsi (la durata dell’ITS deve essere di almeno 3 anni), del suo costo che di regola non è riconosciuto dal Servizio Sanitario Nazionale e dalla tipologia nonché dal numero di sensibilizzazioni. In ogni caso è l’allergologo che, dopo aver effettuato la diagnosi di allergia, deve saper orientare il paziente verso la terapia più idonea che può poi essere gestita anche dal proprio medico di fiducia”.
Il ruolo del farmacista
Secondo uno studio dell’Università di Genova, la maggior parte dei soggetti colpiti da rinite allergica non si rivolge al medico, ma si reca in farmacia. Per questo risulta fondamentale il consiglio del farmacista, soprattutto quando la cura va a inserirsi in terapie già in atto, che dovrà vigilare sull’appropriatezza della terapia. I farmaci da banco, cioè quelli per cui non serve la prescrizione medica, vanno dagli antistaminici (orali, nasali e colliri) che bloccano l’attività dell’istamina, responsabile delle reazioni allergiche, ai decongestionanti (nasali e orali). (di Ilaria Sicchirollo)
Occhio alla “cross-reattività”
Nei periodi di massima sensibilità ai pollini, è possibile che si verifichino le cosiddette “allergie crociate” cioè allergie che determinati pollini possono scatenare in chi ingerisce alcune sostanze.
Alcuni esempi:
Betullacee
albicocca, carota, ciliegia, finocchio, fragola, frutta secca, kiwi, lampone, mandorla, mela, nespola, pera, pesca, prugna, sedano, prezzemolo
Composite
banana, camomilla, carota, castagna, cicoria, finocchio, margarina, miele, olio di semi di girasole, pepe verde, prezzemolo, sedano, tarassaco
Graminacee
arachide,albicocca, agrumi, anguria, ciliegia, frumento, pomodoro, mandorla, prugna
Parietarie
basilico, ciliegia, gelso, melone, pistacchio, ortica
Limitare i danni *
- Evitare le gite in campagna nei periodi di massima fioritura. Meglio il mare o la montagna.
- Tenere chiuse le finestre, in particolare fra le 10 e le 16, periodo di maggior pollinazione, e usare i condizionatori.
- In auto tenere chiusi i finestrini. In moto usare il casco integrale
- Non stendere le lenzuola all’aperto per evitare che raccolgano pollini.
- Rientrati a casa fare una doccia, lavarsi i capelli e cambiare i vestiti: in questo modo si eliminano i pollini attaccatisi ai capelli nel corso della giornata evitando così l’esposizione notturna.
- Evitare le attività all’aperto fra le 10 e le 16.
- Le concentrazioni di pollini sono maggiori nelle giornate ventose e soleggiate e calano invece con la pioggia.
- Il polline può attaccarsi al pelo degli animali ed essere veicolato in casa.
- Durante il periodo di fioritura limitare l’uso delle lenti a contatto. I granuli di polline possono rimanere intrappolati fra la lente e l’occhio.
- Limitare gli alcolici: l’alcol stimola la produzione di muco e dilata i vasi. Ciò può peggiorare la secrezione e la congestione nasale.
Acari: piccoli e insidiosi*
- Sostituire i materassi e i cuscini di lana o di piume con altri in gommapiuma o poliuretano, da rinnovare ogni 2-3 anni.
- Rivestire materassi e cuscini con federe antiacaro.
- Esporre al sole materassi, cuscini e biancheria.
- Pulire la superficie esterna di cuscini e materassi, con particolare attenzione alle cuciture dove è maggiore la concentrazione degli acari.
- Lavare con frequenza, anche 2 volte alla settimana, e ad alta temperatura tutta la biancheria da letto.
(*fonte: Vademecum di automedicazione responsabile della rinite allergica, a cura del Dr. Fulvio Braido, Università di Genova)










