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Quell'attesa che non c'è



La coppia è felice, il lavoro va a gonfie vele, la casa è a posto. È arrivato il “momento giusto”, ma quel figlio tanto desiderato non ne vuole sapere di arrivare. Succede in un caso su 4.

 
La scelta di posticipare sempre di più la maternità, in attesa della stabilità lavorativa, di una migliore condizione economica, o semplicemente del partner giusto, che spesso arriva più tardi, ha una conseguenza tangibile. Il tasso di fertilità della donna, infatti, dopo i 35 anni cala vertiginosamente. E così ci si ritrova, dopo avere aspettato che tutti i tasselli della nostra complicatissima e organizzatissima esistenza andassero a posto, a non riuscire a concepire il tanto desiderato erede. Che si tratti o meno del primogenito, lo stress del mancato successo, unito al ticchettio dell’orologio biologico che inevitabilmente colpisce la donna, rende il percorso della cicogna ancora più tortuoso.
“Si definisce infertile una coppia che non ha concepito dopo almeno 12 mesi di rapporti non protetti” ci spiega la dottoressa Susanna Rosa, ginecologa presso il San Raffaele e i poliambulatori  FD Medical di Milano. Quando si parla di infertilità il pensiero corre immediatamente all’incapacità di concepire della donna. In realtà il problema può essere anche maschile. “L’infertilità femminile incide per circa il 50%, e in questa percentuale includiamo di solito anche il “fattore età”, cioè donne che ricercano il primo figlio dopo i 40-41 anni” prosegue la ginecologa. “Quella maschile è responsabile per il 25-30%”.
Quali sono le principali cause dell’infertilità? “Nella donna sono principalmente i disordini ovulatori o le patologie meccaniche dell'apparato riproduttivo (inclusa l'endometriosi), nel maschio i difetti del liquido seminale (idiopatici, cioè da causa sconosciuta o, spesso, associati alla presenza di varicocele)”. Ci sono poi i fattori non fisiologici, riconducibili allo stile di vita e alle abitudini sbagliate. Fra questi, il fumo, l’inquinamento, l’alimentazione sbagliata, le abitudini sessuali che portano a un aumentato rischio di contrarre malattie veneree che possono compromettere la fecondità, i fattori psicologici come lo stress, e perfino il lavoro che oggi porta anche le donne lontano da casa sottraendo di fatto alla coppia occasioni per concepire.
 
Il fattore età e la fecondazione assistita
Le donne italiane sono le primipare più vecchie d’Europa. Il primo figlio arriva in media a 31 anni, contro i 29 delle inglesi e i 26 e mezzo di portoghesi e austriache. Ma fare media verso il basso sono soprattutto le donne immigrate, perché fra le italiane sono in aumento le mamme laureate, che posticipano tutte le scelte di qualche anno. Il 34% delle donne concepisce il primo figlio dopo i 35 anni e il primogenito arriva dopo i 40 per il 6%.“L'infertilità da ‘fattore età’ è il principale problema nei paesi occidentali, talmente grave da limitare in maniera significativa anche i risultati delle tecniche di procreazione assistita” ci ricorda Susanna Rosa. Alla procreazione medicalmente assistita (PMA) si arriva mediamente a 36 anni. “Le cure dell'infertilità dipendono ovviamente dalle cause la determinano, quindi si può ricorrere a tecniche di primo livello, come l’induzione dell'ovulazione per rapporti mirati o inseminazioni intrauterine (IUI) o di secondo livello (fecondazione in vitro, Fivet) per i casi più gravi”.
Quante possibilità ci sono di avere un figlio in caso di fecondazione assistita? “Dipende tutto dall'età della donna; i tassi di successo variano dal 5-8% nelle pazienti over 40, fino ad oltre il 35-40% per tentativo nelle coppie dove la donna ha meno di 34-35 anni” conclude la dottoressa. 
  
Sterilità o infertilità?
L’Inglese, come sempre più sintetico, ha un solo termine: infertility. In Italiano, invece (ma anche in lingua francese) si distingue tra sterilità (incapacità biologica di concepire) e infertilità (incapacità di portare a termine la gravidanza, quindi solo femminile). Nella vita pratica, però, spesso i termini vengono utilizzati come sinonimi. La sterilità va poi divisa in primaria (non si è mai verificato un concepimento) e secondaria (incapacità di concepire dopo aver avuto già figli). 
 
Con l’età è più difficile
L’OMS stima che l’infertilità di coppia colpisca il 15-20% delle coppie nei paesi industrializzati. La percentuale varia in base all’età.
30-34 anni: 28,5% (2 coppie su 7)
35-39 anni: 40% (2 coppie su 5)
40-44 anni: 50% ( 2 coppie su 4) 
 
La procreazione medicalmente assistita (PMA)
Inseminazione Intrauterina (IUI)

Il liquido seminale, trattato per selezionare gli spermatozoi più mobili, viene e iniettato nell’utero nel periodo dell’ovulazione (spontanea oppure stimolata).
Fecondazione in vitro e trasferimento dell’embrione  (FIVET)
La fecondazione avviene in una provetta in cui gli spermatozoi vengono a contatto con l'ovocita. L'embrione così ottenuto viene trasferito nell'utero. È stata la prima tecnica di fecondazione artificiale ad essere stata messa a punto ed è attualmente la più diffusa, utilizzata in circa 6 centri su 10.
Intra Cytoplasmatic Sperm Injection (ICSI)
Introduzione dello spermatozoo direttamente all'interno dell'ovocita. Dopo circa 40 ore si formano gli embrioni che, come nella FIVET, vengono trasferiti in utero. 
 
La legge 40 sulla fecondazione assistita. Un difficile percorso in evoluzione.
Rispetto alla stesura iniziale la legge 40 del 2004 ha subìto diverse modifiche da parte della Corte Costituzionale che ne hanno in parte smussato alcuni degli aspetti più “integralisti”, come il divieto alla crioconservazione e al numero massimo degli embrioni da impiantare (che ora può essere concordato con il medico, il quale dovrà avere come obiettivo primario la salute della donna). La diagnosi preimpianto è consentita alle coppie fertili ma portatrici di alcune malattie sessualmente trasmissibili (come Hiv ed epatite B e C), non quelle genetiche. La legge continua a non permettere di ricorrere alla fecondazione eterologa.
(di Ilaria Sicchirollo)

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