Ma quanto mi costi?
È vero, un figlio non ha prezzo, ma ahimè ha un costo. Diecimila euro la stima annua, intorno ai 300.000 per portarlo sino all’Università. C’è poi chi purtroppo è costretto a pagare anche per averlo.
Avere e mantenere i figli costa, non ci sono dubbi. I costi variano da Paese a Paese; in Italia le ultime stime ce le fornisce il Centro Internazionale Studi Famiglia che ha intervistato un campione rappresentativo di 4000 famiglie, per capire quali e quanti sono i costi indispensabili per mantenere un figlio a seconda della fascia di età. Dal rapporto emerge che nella fascia tra i 0 e i 5 anni un figlio costa almeno 317 euro al mese (3.800 euro annui), il costo medio si aggira intorno al 798 euro mese, circa 10.000 euro annui. Le famiglie benestanti stanno meno attente e arrivano a spendere fino all’83% in più.
L’analisi trova in questi dati la spiegazione per cui in Italia oltre la metà delle famiglie (circa il 53,4%, pari a 24 milioni) non ha figli, una situazione particolarmente grave dal momento che la popolazione continua ad invecchiare e c’è chi parla di “suicidio demografico”.
Tra le famiglie che hanno figli, il 21,9% ne ha uno, il 19,5% ne ha due, il 4,4% ne ha tre, mentre le famiglie con quattro figli o più rappresentano lo 0,7%.
Le statistiche del CIFS dimostrano che da oltre trent’anni in Italia non nascono abbastanza bambini per assicurare il ricambio genitori figli. Oggi ogni donna ha circa 1,41 figli, che è la media di 1,33 figli per donna della popolazione italiana e 2,12 della popolazione straniera.
La cosa che più impressiona è il divario tra i figli medi avuti dagli intervistati dal CISF (1,71) e quelli desiderati (2,13). Le famiglie italiane vorrebbero quindi più figli. Perché rinunciano al secondo o al terzo figlio?
Una scelta obbligata
Il 20% delle famiglie abbandona l’idea del secondo e terzo bambino perché non ha abbastanza soldi; il 9 % non riesce a conciliare famiglia e lavoro e un altro 11,7 per cento afferma che ci penserà più avanti. Il restante 57,8% parla di motivazioni personali.
«In sostanza – fa notare il team di ricercatori che ha condotto l’indagine – le cause che hanno ristretto la natalità sono per quasi il 58% rappresentate da fattori soggettivi. Possiamo dire che si tratta di motivi psicologici legati al senso di incertezza e al rischio sul futuro, così come a fattori culturali legati alle difficoltà di impegnarsi nell’educazione dei figli, più che a vincoli strutturali o economici in senso stretto».
Non solo un problema economico
Ma non è solo una questione di soldi. È anche un problema di allocazione del tempo e una sfida organizzativa all’interno di un contesto famigliare magari più ampio.
Prima di mettere al mondo un figlio una coppia deve pensare alle entrate occorrenti per sostenerne i costi di mantenimento; poi al tempo necessario alla cura diretta dei figli (per molte donne questo significa anche avere la possibilità di conciliare il lavoro), in ultimo le famiglie devono valutare se hanno una rete famigliare (nonni o zii) o di servizi che possa affiancare la famiglia nella cura. Se non si può contare sui nonni, si sarà obbligati ad affidarsi a babysitter.
Arriva poi il momento del nido: liste d’attesa, obbligo di residenza in un mondo sempre più globe trotter e rette che toccano i 500 euro per i nidi pubblici e arrivano a 1000 per i privati. Fatti due conti, ad alcuni madri alla fine conviene stare a casa.
Forse in Italia dovremmo iniziare a pensare che la sopravvivenza del Paese in termini di Welfare è nelle mani delle future generazioni, occorrerebbe forse pensare che le politiche per la famiglia non vanno in aiuto di una singola fascia della popolazione ma di tutta la collettività.
Dalla culla al college: facciamo due conti
Esistono siti, come l’americano Babycenter.com, che consentono di conoscere tutti i costi aggiuntivi che l’arrivo di un figlio comporterà in base al numero di anni in cui rimarrà a casa con voi. Qualche esempio?
Casa: Se nasce un figlio occorre più spazio, ci saranno quindi costi aggiuntivi per il mutuo o per l’affitto, tasse sulla casa e aumento delle bollette di luce, acqua e gas, insieme alla necessità di acquistare dei mobili adeguati a seconda dell’età.
Cibo: dal latte in polvere allo svezzamento, dalla mensa scolastica alle uscite al ristorante.
Trasporti: occorre cambiare auto e adeguare il mezzo con le necessarie dotazioni di sicurezza. Ci saranno poi i costi assicurativi per il bambino e quando cresce i costi per i mezzi pubblici o per il motorino.
Abiti: corredino, vestitini, lavanderia, e, quando cresceranno, vestiti alla moda o firmati.
Salute: spese pediatriche e dentistiche, medicine. Qui spesso dipende se i genitori lavorano per aziende che coprono questi costi o se si devono fare carico in prima persona di quanto non viene passato dalla pubblica amministrazione.
Educazione: asilo nido, scuola, università, ma non solo. Bisogna tenere conto dei corsi extrascolastici, come i corsi di lingua, le attività sportive, le lezioni di musica.
Varie: sotto questa voce possiamo comprendere tutto il resto, “extra” o meno: dalla cura della persona ai libri, dalle vacanze ai divertimenti.
Un figlio... a tutti i costi
Ci sono coppie che fanno i conti per mantenere un figlio e ci sono coppie che fanno i conti per averlo. Dopo l’introduzione della Legge 40, la Spagna è diventata la meta preferita delle coppie italiane in cerca di un figlio. Cliniche come la Dexeus di Barcellona hanno visto quadruplicare i pazienti. La Dr.ssa Fulvia Mancini, Ostetrica e Ginecologa, da anni aiuta le coppie ad avere figli e da due lo fa a Barcellona. “Tecniche come Fivet (Fecondazione in Vitro con Embrio Transfer) e Icsi possono arrivare a costare tra i 5.000 e i 10.000 euro” spiega la la Dr.ssa Mancini. “Il fattore economico gioca un ruolo secondario nella scelta della clinica cui affidarsi, le coppie decidono in base alle previsioni di successo, e per questo spesso fanno rinunce o si indebitano”.
Le stime di Federconsumatori
L’Osservatorio di Federconsumatori calcola che nel primo anno di vita un figlio costi tra i 5.828 euro e i 12.988 euro. Nella tabella il dettaglio per il primo anno di vita (costi minimo/massimo espressi in euro).
(a) differenze dipendono da marca pannolino e numero di cambi;
(b) il costo varia a seconda numero mesi di allattamento materno, il numero di mesi in cui si utilizza il latte in polvere o il latte fresco. Inoltre nelle pappe si considerano anche omogeneizzati e condimenti;
(c) Il costo delle visite mediche dipende dalla possibilità di avere un buon pediatra pubblico (anche se il fatto che raramente facciano visite a domicilio costringe i genitori ad averne sempre uno privato a disposizione,con ricevuta per la costosissima visita pediatrica, mai inferiore a 125 euro).
Qualche consiglio per provare a risparmiare
Gli esperti di marketing sanno che le coppie per il primo figlio non badano a spese, pensano di avere bisogno di tutto perché non sanno esattamente cosa li attende. Occorre quindi stare attenti a non cadere in questo tranello...
In occasione del primo figlio arrivano tanti regali da parenti e amici, cercate di guidarli nella scelta in modo da riceverne di utili. Per risparmiare spazio e denaro optate per accessori trio, che uniscono carrozzina, passeggino e ovetto per l’auto. Ci sono poi network di mamme o negozi dell’usato o outlet per bambini che sono ottime fonti di risparmio. In ultimo il problema di a chi affidare il neonato dopo la nascita, l’ideale sarebbero i nonni e i parenti, perché il nido e la baby sitter sono un vero costo.
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L’analisi trova in questi dati la spiegazione per cui in Italia oltre la metà delle famiglie (circa il 53,4%, pari a 24 milioni) non ha figli, una situazione particolarmente grave dal momento che la popolazione continua ad invecchiare e c’è chi parla di “suicidio demografico”.
Tra le famiglie che hanno figli, il 21,9% ne ha uno, il 19,5% ne ha due, il 4,4% ne ha tre, mentre le famiglie con quattro figli o più rappresentano lo 0,7%.
Le statistiche del CIFS dimostrano che da oltre trent’anni in Italia non nascono abbastanza bambini per assicurare il ricambio genitori figli. Oggi ogni donna ha circa 1,41 figli, che è la media di 1,33 figli per donna della popolazione italiana e 2,12 della popolazione straniera.
La cosa che più impressiona è il divario tra i figli medi avuti dagli intervistati dal CISF (1,71) e quelli desiderati (2,13). Le famiglie italiane vorrebbero quindi più figli. Perché rinunciano al secondo o al terzo figlio?
Una scelta obbligata
Il 20% delle famiglie abbandona l’idea del secondo e terzo bambino perché non ha abbastanza soldi; il 9 % non riesce a conciliare famiglia e lavoro e un altro 11,7 per cento afferma che ci penserà più avanti. Il restante 57,8% parla di motivazioni personali.
«In sostanza – fa notare il team di ricercatori che ha condotto l’indagine – le cause che hanno ristretto la natalità sono per quasi il 58% rappresentate da fattori soggettivi. Possiamo dire che si tratta di motivi psicologici legati al senso di incertezza e al rischio sul futuro, così come a fattori culturali legati alle difficoltà di impegnarsi nell’educazione dei figli, più che a vincoli strutturali o economici in senso stretto».
Non solo un problema economico
Ma non è solo una questione di soldi. È anche un problema di allocazione del tempo e una sfida organizzativa all’interno di un contesto famigliare magari più ampio.
Prima di mettere al mondo un figlio una coppia deve pensare alle entrate occorrenti per sostenerne i costi di mantenimento; poi al tempo necessario alla cura diretta dei figli (per molte donne questo significa anche avere la possibilità di conciliare il lavoro), in ultimo le famiglie devono valutare se hanno una rete famigliare (nonni o zii) o di servizi che possa affiancare la famiglia nella cura. Se non si può contare sui nonni, si sarà obbligati ad affidarsi a babysitter.
Arriva poi il momento del nido: liste d’attesa, obbligo di residenza in un mondo sempre più globe trotter e rette che toccano i 500 euro per i nidi pubblici e arrivano a 1000 per i privati. Fatti due conti, ad alcuni madri alla fine conviene stare a casa.
Forse in Italia dovremmo iniziare a pensare che la sopravvivenza del Paese in termini di Welfare è nelle mani delle future generazioni, occorrerebbe forse pensare che le politiche per la famiglia non vanno in aiuto di una singola fascia della popolazione ma di tutta la collettività.
Dalla culla al college: facciamo due conti
Esistono siti, come l’americano Babycenter.com, che consentono di conoscere tutti i costi aggiuntivi che l’arrivo di un figlio comporterà in base al numero di anni in cui rimarrà a casa con voi. Qualche esempio?
Casa: Se nasce un figlio occorre più spazio, ci saranno quindi costi aggiuntivi per il mutuo o per l’affitto, tasse sulla casa e aumento delle bollette di luce, acqua e gas, insieme alla necessità di acquistare dei mobili adeguati a seconda dell’età.
Cibo: dal latte in polvere allo svezzamento, dalla mensa scolastica alle uscite al ristorante.
Trasporti: occorre cambiare auto e adeguare il mezzo con le necessarie dotazioni di sicurezza. Ci saranno poi i costi assicurativi per il bambino e quando cresce i costi per i mezzi pubblici o per il motorino.
Abiti: corredino, vestitini, lavanderia, e, quando cresceranno, vestiti alla moda o firmati.
Salute: spese pediatriche e dentistiche, medicine. Qui spesso dipende se i genitori lavorano per aziende che coprono questi costi o se si devono fare carico in prima persona di quanto non viene passato dalla pubblica amministrazione.
Educazione: asilo nido, scuola, università, ma non solo. Bisogna tenere conto dei corsi extrascolastici, come i corsi di lingua, le attività sportive, le lezioni di musica.
Varie: sotto questa voce possiamo comprendere tutto il resto, “extra” o meno: dalla cura della persona ai libri, dalle vacanze ai divertimenti.
Un figlio... a tutti i costi
Ci sono coppie che fanno i conti per mantenere un figlio e ci sono coppie che fanno i conti per averlo. Dopo l’introduzione della Legge 40, la Spagna è diventata la meta preferita delle coppie italiane in cerca di un figlio. Cliniche come la Dexeus di Barcellona hanno visto quadruplicare i pazienti. La Dr.ssa Fulvia Mancini, Ostetrica e Ginecologa, da anni aiuta le coppie ad avere figli e da due lo fa a Barcellona. “Tecniche come Fivet (Fecondazione in Vitro con Embrio Transfer) e Icsi possono arrivare a costare tra i 5.000 e i 10.000 euro” spiega la la Dr.ssa Mancini. “Il fattore economico gioca un ruolo secondario nella scelta della clinica cui affidarsi, le coppie decidono in base alle previsioni di successo, e per questo spesso fanno rinunce o si indebitano”.
Le stime di Federconsumatori
L’Osservatorio di Federconsumatori calcola che nel primo anno di vita un figlio costi tra i 5.828 euro e i 12.988 euro. Nella tabella il dettaglio per il primo anno di vita (costi minimo/massimo espressi in euro).
Abbigliamento | |
VESTITI E CALZATURE 890-2.359 | |
Accessori | |
CARROZZINA 299-620 | |
FASCIATOIO 69-330 | |
SEGGIOLINO AUTO 135-199 | |
SEGGIOLONE PAPPA 126-250 | |
CULLA 170-410 | |
LETTINO 240-710 | |
PASSEGGINO 145-398 | |
BIBERON (x4) 22-36 | |
STERILIZZATORE 47-79 | |
SCALDABIBERON 43-70 | |
CIUCCIO (x4) 26-44 | |
BOX 69-145 | |
MARSUPIO 45-82 | |
SDRAIETTA 75-93 | |
GIRELLO 65-89 | |
Spese sanitarie | |
PANNOLINI(a) 585-980 | |
FARMACI 369-741 | |
VISITE MEDICHE(c) 720-1.690 | |
BAGNETTO 24-75 | |
CREMA 34-98 | |
SALVIETTE 65-142 | |
Alimentazione | |
LATTE E PAPPE(b) 1.396-3.150 | |
BISCOTTI 166-198 |
(a) differenze dipendono da marca pannolino e numero di cambi;
(b) il costo varia a seconda numero mesi di allattamento materno, il numero di mesi in cui si utilizza il latte in polvere o il latte fresco. Inoltre nelle pappe si considerano anche omogeneizzati e condimenti;
(c) Il costo delle visite mediche dipende dalla possibilità di avere un buon pediatra pubblico (anche se il fatto che raramente facciano visite a domicilio costringe i genitori ad averne sempre uno privato a disposizione,con ricevuta per la costosissima visita pediatrica, mai inferiore a 125 euro).
Qualche consiglio per provare a risparmiare
Gli esperti di marketing sanno che le coppie per il primo figlio non badano a spese, pensano di avere bisogno di tutto perché non sanno esattamente cosa li attende. Occorre quindi stare attenti a non cadere in questo tranello...
In occasione del primo figlio arrivano tanti regali da parenti e amici, cercate di guidarli nella scelta in modo da riceverne di utili. Per risparmiare spazio e denaro optate per accessori trio, che uniscono carrozzina, passeggino e ovetto per l’auto. Ci sono poi network di mamme o negozi dell’usato o outlet per bambini che sono ottime fonti di risparmio. In ultimo il problema di a chi affidare il neonato dopo la nascita, l’ideale sarebbero i nonni e i parenti, perché il nido e la baby sitter sono un vero costo.











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