Emozioni in gravidanza
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come affrontarlo: lasciatevi travolgere da queste sensazioni e concedetevi tutto il tempo e la tranquillità per viverle appieno, evitando che ansie, tempi, richieste esterne turbino questo angolo di paradiso e lasciate che il vostro sguardo beato e sorpreso osservi per ore con stupore i lineamenti del vostro bimbo: finalmente conoscete ‘di persona’ qualcuno che in realtà già conoscete… ha abitato i vostri pensieri, le vostre fantasie ed infine il vostro corpo da molto tempo….
B come “blues”: si usa comunemente una parola inglese per riferirsi ad un senso di malinconia, di tristezza che la neo mamma può avvertire dopo il parto. Da non confondersi con la depressione vera e propria che è uno stato di profondo svuotamento di energia e di immobilità emotiva. È un sentimento naturale che segna un momento di cambiamento nel rapporto tra la mamma e il suo bimbo, che con la nascita si è ‘materializzato’ cioè vive di vita autonoma, staccato dal sul corpo: è una separazione vera e propria (con tanto di taglio del cordone) che segna l’inizio del rapporto tra mamma e bimbo reale, non più solo fantasticato;
come affrontarlo: datevi un po’ di tempo per adattarvi ai grandi cambiamenti che il parto ha portato, sia a livello fisico che psicologico; a volte le donne in questa fase si ripiegano un po’ su sé stesse, come a riprendersi e ritrovarsi dopo gli eventi emozionanti recenti. La depressione va invece affrontata, non bisogna lasciare che si annidi nell’animo della neo mamma; è importante non isolarsi/essere lasciate sole con il proprio bimbo, sia per comunicare le gioie/fatiche/ansie dei primi tempi che per ricevere un po’d’aiuto anche sotto forma di consigli rassicuranti.
C come coppia: quando la donna è in dolce attesa, qualcosa cambia nella relazione di coppia. Le reazioni del partner possono variare molto a seconda del suo passato famigliare e del tipo di relazione che c’è attualmente nella coppia. Oggi si sa che dal punto di vista medico non ci sono problemi per il nascituro se si continuano ad avere rapporti sessuali durante la gravidanza; i due partner possono così mantenere un senso di vicinanza e di intimità importante, che cementa ancora di più la coppia, la fa sentire ancora più unita e creativa nell’accogliere una terza persona, nata appunto da quella unità. I gesti dei compagni si fanno più teneri, accarezzano la pancia della futura madre, bisbigliano parole dolci, si fanno più protettivi.
come affrontarlo: può avvenire che la futura mamma non desideri più avere rapporti sessuali con il proprio partner fin dai primi mesi perché già appagata dell’intimità con il bambino e possa sentire come un intruso il compagno; oppure al contrario che l’uomo desideri tenersi lontano da una donna che adesso riesce solo a vedere come mamma; allora è importante parlarne e cercare di capire insieme cosa sta accedendo, quali sono i sentimenti in gioco; non c’è niente di peggio del ‘non detto’ o del senso di abbandono. Spesso alla base di queste situazioni c’è un’educazione eccessivamente rigida; naturalmente sono aspetti che si possono cambiare se lo si desidera e quando se ne diventa consapevoli. È importante che dopo il parto i rapporti sessuali riprendano in modo che un allontanamento temporaneo non diventi una vera e propria separazione.
F come fantasia: spesso le donne in dolce attesa non sono completamente presenti “a sé stesse” e agli altri…ma è come se fossero in un altro mondo; chi può stare a casa si isola, fa nido, dorme molto anche nel pomeriggio e fantastica sul suo futuro bambino, su come sarà, cosa farà con lui, quali valori gli trasmetterà ecc.
come affrontarla: queste fantasie sono l’anticipazione di un rapporto, servono a immaginarsi in una situazione nuova, come se fosse una ‘messa alla prova’ sotto forma di pensiero… ha quindi una sua utilità. Se avete voglia scrivete qualche appunto su queste anticipazioni fantasiose: sarà divertente leggerle quando vostro figlio sarà nato e sorprendervi di quanto fossero azzeccate o meno rispetto alla realtà…
I come incertezza: “Sarà normale”? “Avrà tutti i ‘pezzi’ al posto giusto?” “Anche se farò i test che mi hanno consigliato, non avrò la certezza che sarà sano…” …Quando si è all’inizio di un’impresa, soprattutto se si tratta di qualcosa di nuovo e non se ne possono controllare bene le fasi, siamo pervasi da momenti di incertezza, dubbio, timore. È il nostro corpo che lavora alla formazione del feto e noi ci sentiamo una sorta di ‘contenitore’ passivo di questo processo.
come affrontarla: in parte gli esami che il ginecologo prescriverà aiuteranno a sentirsi più tranquille; se si è molto preoccupate di eventuali anomalie fetali, è bene parlarne con il medico che potrebbe prescrive ulteriori approfondimenti; questo aiuta rassicurarsi. Dal punto di vista emotivo l’incertezza è una reazione naturale di fronte ad un processo creativo, nuovo, il cui svolgersi non è visibile; va quindi accettata, vissuta e condivisa attraverso il dialogo con persone vicine affettivamente (compagno, mamma, amica ecc.). Le preoccupazioni vissute in solitudine sono spesso destinate a crescere.
N come nausea: dal punto di vista psicologico la nausea potrebbe significare un rapporto ambivalente rispetto alla propria gravidanza ovvero la compresenza a livello profondo di due sentimenti contrapposti: il desiderio di avere il bambino e un rifiuto ‘fisico’ di essere ‘abitati’ da questo nuovo essere; per questo tende a scomparire più la gravidanza procede (non è scontato…). Le emozioni si esprimono sia nel corpo (con gli ormoni ) che nella mente, con pensieri, emozioni, sentimenti…
come affrontarla: se le indicazioni farmacologiche del vostro ginecologo non bastano provate a farvi aiutare da uno psicoterapeuta possibilmente di formazione psicoanalitica (che lavorano con il piano emotivo delle persone) , per far emergere la complessità delle emozioni che ruotano intorno alla maternità senza il timore di essere ‘strane’ o ‘patologiche’; è la propria storia femminile che è in gioco, compreso il rapporto con il corpo, con il proprio modello materno; è una complessità (e una ricchezza) che può essere occasione di scoperte impensate e di crescita personale.
T come timore: se siete al primo figlio, probabilmente vi domanderete come sarà per voi il parto: “Sarà proprio vero che fa così male?” “mia madre se l’è cavata in un’oretta… forse funzionerà così anche per me…” “chissà come l’affronterò io? Sarò forte abbastanza?” le testimonianze delle amiche vanno dal tragico (20 ore di travaglio, poi parto cesareo) al comico (partorito in taxi, in cinque minuti). Per quante testimonianze potrete raccogliere, il vostro vissuto sarà comunque molto diverso; evitate di ascoltare troppi racconti drammatici: finiranno per spaventarvi; certo il fatto che sia un esperienza comune a quasi metà del genere umano è confortante perché porta a pensare che se ce l’hanno fatta generazioni di donne, non si vede perché non ce la potete fare anche voi!
come affrontarlo: se il timore diventa terrore, ovvero si tramuta in un pensiero ossessivo che vi impedisce di vivere serenamente la maternità o peggio ancora di evitare la maternità, programmate il parto in un ospedale/clinica che preveda l’anestesia per le partorienti, in modo da potervi ricorrere se il dolore diventasse intollerabile. Sarebbe anche utile capire se quel terrore è associato ad altre paure, semmai di vissuti/fantasie passate che riemergono in concomitanza di un evento così coinvolgente dal punto di vista fisico ed emotivo.
E come energia: spesso accade che verso il quarto/quinto mese di gravidanza ci si senta pervase da un forte senso di energia; siete infatti nel pieno di un progetto centrale della vostra esistenza e lo condividete con altri (con il bimbo stesso che portate in grembo, con il vostro partner, con la famiglia d’origine); c’è un senso di potenza e creatività: d’altro canto state per mettere al mondo un essere umano ‘unico e irripetibile’; inoltre la pancia non è ancora troppo ingombrante, seppur già ben ‘visibile’ a voi stessa e agli altri e riuscite ad essere attiva senza stancarvi eccessivamente per il peso. C’è la sensazione di avere nel proprio immediato futuro un mondo pieno di piacevoli sorprese, novità, crescita:
come affrontarla: in piena consapevolezza dell’eccezionalità del momento e della ricchezza delle emozioni che esso porta con sé; non accadrà molte altre volte nella vostra vita (se riaccadrà); in compenso la pienezza dei vissuti e dei ricordi sarà un tesoro che farà parte di voi per sempre e un buon ricordo è sempre una risorsa interna importante.
G come genitore: “Oddio! Ma come si fa la mamma?” “Sarò capace di essere un buon genitore? Nessuno me lo ha insegnato…” “Devo andare in libreria e cercarmi un buon libro sull’argomento”; di fronte ad un compito così impegnativo possono venire molti dubbi; tenete presente che comunque un ‘apprendistato’ come genitori lo avete fatto nella vostra famiglia d’origine… avete osservato a lungo i vostri genitori ‘al lavoro’con voi; sapete cosa ha funzionato e cosa invece avreste voluto cambiare nel rapporto con loro: ora potete farlo e dare il segno della vostra ‘unicità’ al rapporto con vostro figlio.
come affrontarlo: non pensate che sia possibile essere un genitore modello “10 e lode” perché semplicemente non esistono! La cosa più preziosa che potrete dare a vostro figlio è l’autenticità, cioè relazionarvi con lui per come siete e per come sentite giusto agire. Se avete avuto una storia famigliare travagliata con difficili o lacunosi rapporti parentali, tenete presente la possibilità di andare a fare ‘quattro chiacchiere’ ogni tanto con un esperto di problemi genitoriali, per confrontarvi con lui se siete incerti su alcune scelte educative o preoccupati di non fare bene. Questo vi farà sentire sereni e ‘sostenuti’ nel vostro importantissimo compito!
(di Marcella Dittrich, psicoterapeuta presso LILT (Lega Italiana per la Lotta dei Tumori) e consulente tecnico presso il Tribunale dei minori di Milano. Collabora con FD Medical Bonola).










