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Non è mai troppo presto



Molti bambini che portano gli apparecchi per i denti ne avrebbero potuto fare a meno, se si fosse intervenuti nei primi anni di vita. Su questa recente scoperta si basa l’odontoiatria pediatrica, che al concetto di prevenzione preferisce quello di protezione. Come ci spiega lo specialista
. (di Alberto Zampetti)
 
“L’importante è che sia sano”, si dice di ogni neonato. Peccato che poi si faccia poco perché resti sano. Anzi: si fa, ma sempre troppo tardi. L’esempio più evidente di questo atteggiamento si ha nell’odontoia­tria. Capita spesso di vedere bambini di 7/8 anni con apparecchi correttivi. «Ma la maggior parte di questi bambini non ne avrebbe avuto bisogno, se fosse stata seguita da uno specialista già dai tre anni», spiega il dottor Maurizio Rosmarini, consulente della Federazione Italiana Medici Pediatri per quanto riguarda gli aspetti odon­toiatrici e responsabile di Infant Oral Care, un progetto realizzato dai medici per l’infanzia che mira a diffondere informazioni ed erogare servi­zi per garantire la cura della bocca e del viso dei bambini, la prevenzione delle malattie dei denti e dei difetti di sviluppo attraverso la tutela della loro crescita, a partire dalla nascita. In altre paro­le, un progetto che cerca di far capire quanto sia importante l’odontoiatria pediatrica.
 

Dottor Rosmarini, cosa si intende con “odontoiatria pediatrica”?

Con odontoiatria pediatrica si intende quel­la nuova branca che si prefigge l’intercet­tazione precoce dei futuri disturbi. Le visite odontoiatriche si possono già fare tra i due e i tre anni, quindi su bambini molto pic­coli. Più nel dettaglio, la distinzione che si fa, rispetto a una volta, è questa: un tem­po i bambini venivano presi in carico dal dentista verso i 6/7 anni. Adesso, le Linee Guida raccomandano di seguire i bambini fin dalla nascita, con la somministrazio­ne del fluoro, con l’igiene delle gengive prima della dentizione e con la pulizia dei dentini e con il controllo del loro sviluppo.
 

Pertanto il primo “dentista” è la mamma…

Diciamo che è la prima figura a intervenire, ma in sinergia con il pediatra e, eventual­mente, l’odontoiatra infantile. La sintesi del discorso è questa: esiste un nuovo comportamento che prevede che si vada oltre la prevenzione (che in Italia non ha mai avuto grandi risultati), per arrivare al concetto di “protezione”. La protezione è di perti­nenza dei pediatri che, alla nascita, prendono in carico il bambino sano. Il loro compito non è quello di fare i dentisti, ma semplicemente vedere cosa si deve fare per mantenerlo sano. Il pedia­tra di famiglia fornisce alcune indicazio­ni che, se seguite, favoriscono lo sviluppo ottimale del bambino. Queste indicazioni sono sintesi delle Linee Guida del Ministe­ro, che la Federazione Italiana dei Medici Pediatri ha sintetizzato in sette regole. Si tratta, sostanzialmente, di comportamenti grazie ai quali quasi tutti i bambini posso­no non tanto evitare il dentista, quanto an­dare dal dentista per essere seguiti invece che per essere curati. Pertanto è un modo nuovo e diverso di affrontare il problema.
 

Però di solito il dentista tende ad aspettare, nell’attesa che la bocca del bambino sia più strutturata.

Finora la tendenza è stata quella di procra­stinare i problemi in modo tale che diventino più evidenti e quindi più compatibili con loro intervento. Il bambino, cioè, viene valutato a 7/8 anni, quando ormai la situazione è con­clamata e richiede una terapia ortodontica. Nella maggioranza dei casi, gli apparecchi vengono applicati per la correzione di di­fetti definiti “disfunzionali”, cioè legati a comportamenti sbagliati che hanno altera­to la normale funzione dell’organo “bocca”. Con “comportamento” si intende il modo di deglutire, di respirare, di parlare, di far fun­zionare la bocca e gli errori “si apprendono” nei primi mesi di vita: eccessiva suzione del pollice o del succhiotto e respirazione orale anziché nasale. Le statistiche ci dicono che su cento bambini con abitudini sbagliate, ben 93 dovranno poi mettere l’apparecchio.
 

Cosa si deve fare, nella pratica quotidiana, per favorire la salute della bocca e il suo sviluppo corretto?

Fin da nascita i genitori devono creare le condizioni per cui le gengive del bimbo siano sempre quanto più possibile pulite. Prima dell’eruzione dei denti, dopo la pop­pata si devono pulire le gengive con una garzina umida. Spuntati i dentini, essi van­no dapprima accuratamente detersi con la garza o il dito di gomma, per poi passare quanto prima allo spazzolino. Già queste abi­tudini sono orientate a proteggere il bambi­no mentre cresce e creano degli automatismi virtuosi. Inoltre, va favorito l’allattamento al seno perché permette di sviluppare corretta­mente i mascellari; mentre, dai 2 anni in poi, bisogna disincentivare ogni forma di suzione non nutritiva. Dal punto di vista meccanico, il succhiotto o il pollice comportano dei di­fetti funzionali e dei difetti estetici ai denti.
 

Questo per quanto riguarda i genitori. I pediatri, invece, come devono comportarsi?

I pediatri si sono dimostrati molto sensibili alle nuove Linee Guida e il loro comportamen­to si sta orientando di conseguenza. Nel si­stema protezione, hanno un’importantissima funzione di “sentinella”: se il pediatra ha un dubbio sullo sviluppo orale di un bambino lo deve dirottare quanto prima a un professioni­sta che sia compatibile con il bambino; quindi non a un dentista generico ma a un dentista dell’infanzia. Questa figura valuta il bambi­no e, nel caso in cui individui la necessità di un trattamento, cerca di risolvere il problema (nei limiti del possibile) entro i 5/6 anni. En­tro questa fascia d’età, infatti, i problemi si risolvono più facilmente, più brillantemente, più rapidamente e con maggior sicurezza, in quanto poi non hanno recidive. Quando si è così piccoli, infatti, si può adottare una sorta di “autocorrezione” naturale, ben diversa dal­la correzione meccanica di un apparecchio.
 

In che senso?

Dal punto di vista ortodontico oggi esistono dei trattamenti (che si chiamano “elastote­rapie”) attraverso apparecchi che altro non sono se non dei semplici succhiotti correttivi: byte di gomma o silicone, da usare intorno ai 3/4 anni, che correggono la stragrande maggioranza dei difetti in un modo bana­lissimo, con dei costi che sono ridicoli ri­spetto a quelli tradizionali dell’odontoiatria.
 

Quali sono i problemi della bocca più comuni della prima infanzia?

La casistica più comuni è data dai bambini che hanno i denti all’infuori, “da coniglietto”. Hanno succhiato a lungo il ciuccio o il pollice e questi spostano molto in avanti l’arcata su­periore e deformano il palato. Inoltre, creano una sequenza funzionale sbagliata. Il bambi­no, infatti, si abitua a respirare con la bocca e non adatta la lingua alle nuove posizioni che corrispondono alla crescita globale del cavo orale: è come se si fissasse una posizione in­fantile. Inoltre, la respirazione gioca un ruolo importante. Ci sono molti bambini che, per patologie allergiche o altri problemi magari nemmeno rilevati, respirano in modo errato, sono respiratori orali anziché nasali e quindi fanno crescere la bocca in funzione della loro ventilazione. Altre difetti, infine, sono ricon­ducibili al tipo di masticazione, che può esse­re una masticazione molto “protettiva”, cioè l’abitudine di dare al bambino cibi molto molli da mordicchiare, invece di alimenti più strutturati (tipo pane secco): questo non permette lo sviluppo trasversale della muscolatura.
 

I genitori, soprattutto quelli con poca esperienza, sanno riconoscere queste potenziali disfunzioni?

Statisticamente, la maggior parte dei casi sono rilevati proprio dalle mamme. Tutti i difetti legati  alla crescita sbagliata della bocca hanno una ripercussione nel viso. Ad esempio, se il bambino mette il dito in bocca a un certo punto il palato si inclina, si crea un’inversione e la bocca tende scivolare da un lato. Forse la mamma non arriva a fare un’analisi così dettagliata, ma coglie
la sensazione che qualcosa non va. Spesso mi sento dire: «È come se non chiudesse bene la bocca..., è come se la parte inferiore del viso fosse più corta...». Sensazione, appunto. Che poi lo specialista sa valutare.
 

C’è ereditarietà nei problemi della bocca? Cioè, se il genitore è ad esempio cario ricettivo oppure soffre di mal occlusioni, i figli ne sono predisposti?

Si tratta di problemi diversi. Per quanto riguarda i difetti ortopedici ci può essere ereditarietà, poiché entra in gioco l’elemento costituzionale. Per quanto riguarda, invece, la possibilità di  produrre carie si parla maggiormente di condizioni che il genitore trasferisce sul bambino: se, ad esempio, i genitori hanno questa caratteristica e sono soliti baciare molto il bambino, consentono
ai batteri di diffondersi e avviare l’insorgenza della carie. Creano quindi le condizioni perché anche il bambino soffre di carie; ma lo stesso bambino, in un ambiente sterile, non avrebbe alcun problema. Può esserci, invece, ereditarietà nella composizione della saliva che, se particolarmente
acida, favorisce lo sviluppo batterico. In conclusione, comunque, si tratta sempre di comportamenti da adottare: due genitori che hanno molte carie, possono comunque avere un bambino perfettamente sano. 
 

I dentini non spuntano. Quando bisogna iniziare a preoccuparsi?

Il pediatra sa bene che i enti hanno un range dei tempi di eruzione estremamente ampio. Se solo si sospetta che il bambino
possa avere qualche sindrome che comporti anche l’agenesìa dei denti, allora ci si deve rivolgere allo specialista. Anche in questo caso, insomma, si parte sempre dalla funzione “sentinella” del pediatra.

Sette regole d’oro
Il pediatra di famiglia può, attraverso i sette “passaggi di attenzione”, individuare se il bambino che lui tutela nella crescita, mostra i primi segnali di un’anomalia nello sviluppo del suo viso. L’intercettazione precoce è il più grande regalo diagnostico che il pediatra di famiglia può fare al bambino tra 0 e 6 anni e lo realizza in pochi istanti attraverso il protocollo Infant Oral Care che prevede l’osservazione di sette punti fondamentali:
1. Il viso: frontalmente per confermare la simmetria facciale, tracciando una immaginaria linea sagittale mediana.
2. Il profilo: per confermare i rapporti di equilibrio fra il terzo superiore, il terzo medio e il terzo inferiore.
3. I genitori: per confermare se le eventuali peculiarità di crescita del bambino sono su base ereditaria.
4. Il naso: per confermare l’equilibrio pari delle narici nella dilatazione inspiratoia.
5. Il dito: per confermare l’assenza di lesioni da succhiamento.
6. I denti: per confermare che siano venti e sani.
7. Il dubbio: per confermare che nulla viene sottovalutato.
 
La salute del tuo bambino inizia qui
Con il nuovo anno, ha appena aperto un nuovo Centro per la protezione della salute della bocca dei bambini. Un’equipe di dentisti per l’infanzia e di operatori specializzati è a disposizione dei piccoli
pazienti al Centro FD Medical Corvetto di Milano. Qui le indicazioni delle Linee Guida del Ministero sono state pienamente recepite e trovano attuazione grazie alla sensibilità e alla professionalità di un team di medici e sanitari preparato e disponibile. Per informazioni: FD Medical Corvetto, via Lucania 6 - Milano (tel. 02-57438502, corvetto@fdmedical.com).

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