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Mi racconti una storia?

Il racconto delle fiabe è un modo per trasmettere ai propri figli, fin da piccolissimi, il piacere della lettura e della conoscenza. Ce ne parla la neuropsichiatra infantile*.


Attraverso l’ascolto del racconto e la voce del genitore o delle figure affettive che lo circondano, il bambino fa nuove esperienze. È un momento importante per il suo sviluppo affettivo ed emotivo. La condivisione dei significati e del contenuto del racconto, infatti, aiuta il piccolo ad avvicinare emozioni e a dare significato all’esperienza, entrando in contatto con il proprio mondo interno e quello del narratore. Il genitore ha il compito di aiutare a comprendere la trama del racconto e, tramite l’identificazione con i personaggi, di aprire la strada per la curiosità e la conoscenza.
L’identificazione
Il piccolo si identifica ora con i protagonisti ora con gli antagonisti della storia: questo processo consente di sviluppare l’immaginazione e la capacità di simbolizzare attraverso realtà differenziate, e di accedere a esperienze interne profonde. Attraverso i protagonisti, il bambino diventa attore e si immedesima nelle situazioni, sperimenta la paura ma allo stesso tempo il coraggio, la povertà e la ricchezza, la bontà, la tirannia e la cattiveria. Grazie alla transculturalità entra in contatto con tradizioni sociali differenti. Spesso il bambino chiede di risentire una parte di una fiaba, a volte anche in modo ripetitivo, come a voler elaborare nel proprio mondo interno le emozioni che la storia suscita in lui. Nel condividere con il bambino le storie e le trame, quindi, l’adulto lo aiuta ad avvicinarsi alle emozioni suscitate dal libro e lo stimola all’acquisizione di una serie di competenze logiche sullo spazio, alla seriazione, alla direzione e alla simbolizzazione , all’affettività. Si condivide così la capacità creativa della scomposizione e della ricomposizione. Il bambino acquisisce, come del resto accade anche nel gioco, l’esperienza del creare, del distruggere, del capire e del conoscere cose nuove.
Piccoli lettori crescono
Una volta che il bambino abbia sperimentato il piacere della lettura e del racconto, sarà in grado, sempre con l’attenta stimolazione dell’adulto, di scegliere da sé i libri da leggere. Il ruolo degli insegnanti è fondamentale. Fin dai primi anni di scuola, se davvero amano leggere, saranno in grado di trasmettere il piacere della lettura, senza una vera imposizione didattica, di condividere l’amore per il libro, parlando liberamente del significato, del contenuto e lasciando ai ragazzi la libertà di scegliere . Anche noi adulti ricordiamo con piacere l’insegnante con cui è stato possibile condividere l’esperienza di scambio di libri e di pensieri legati alla narrazione. I bambini, ma soprattutto gli adolescenti, utilizzano la lettura anche per arricchire la realtà esterna. Durante l’adolescenza, leggere può diventare un vero rifugio protettivo da delusioni o momenti difficili tipici di quel periodo. Un bel libro lascia una traccia interna, un’esperienza viva, attraverso il riconoscimento di ciò che è più conosciuto da ciò che risulta estraneo. (testo raccolto da Ilaria Sicchirollo)
 
*Paola Orofino, Neuropsichiatra infantile, responsabile di sede U.O.N.P.I.A. di via Sanzio 9 (Ospedale Sacco) Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile, Membro Associato SPI (Società Psicoanalitica Italiana) e IPA (International Psychoanalytical Association)

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