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A mangiar bene si impara



Quando iniziare a seguire un regime alimentare sano ed equilibrato? La cosa migliore è cominciare a farlo in gravidanza, proseguendo poi con l’allattamento, un corretto svezzamento e soprattutto dando ai bambini il buon esempio.
(di Ilaria Sicchirollo)
 
Il gusto, cioè la scelta di un alimento piuttosto che un altro, è legato al com­portamento alimentare e alle abitudini, specialmente quelle precoci, che si ap­prendono a partire dallo svezzamento. Le fasi dell’alimentazione di un bambino seguono alcune tappe ben cadenzate: allattamento, svezzamento, e poi finalmente l’alimentazione “come gli adulti” o quasi. Se ne è parlato a Milano alla pre­sentazione del progetto ‘Acqua e alimentazione per uno sviluppo sano’, promossa dal comitato scientifico di Acqua Panna e sviluppata da un team multidiscipli­nare di specialisti di pediatria, nutrizione e auxologia: il progetto si articola in una campagna e nella divul­gazione di strumenti quali opuscoli informativi negli ambulatori pediatrici. Obiettivo: aumentare la cono­scenza e la sensibilizzazione sull’importanza della nu­trizione fin da piccolissimi.
 
Il grande nemico: l’obesità
In Italia un bambino su tre è sovrappeso e uno su dieci obeso. Una vera emergenza perché l’obesità è l’anticamera dello svi­luppo di malattie molto gravi da adulto e di un’aspettativa di vita più bassa. “So­vrappeso e obesità rappresentano una delle prime manifestazioni di un regime alimentare non corretto e sono allo stes­so tempo fattori di rischio significativi per alcune patologie come il diabete e le malattie cardiovascolari” spiega l’endo­crinologo Alessandro Sartorio, Primario della Divisione di Malattie Metaboliche e Auxologia presso l’Istituto Auxologico Italiano e Professore di Medicina Socia­le alla Cattolica di Milano. “Dopo i primi anni di vita, la prevenzione si basa sulla riduzione della sedentarietà, la promo­zione di una vita attiva e di abitudini ali­mentari che privilegino la qualità nutri­zionale della dieta. Adottare un’alimen­tazione sana significa assicurarsi che la qualità degli alimenti e la loro combi­nazione e preparazione siano adegua­te e che la quantità di cibo assunto sia commisurata ai fabbisogni per età e ses­so”. Infatti l’eccessiva alimentazione del bambino a volte può essere determinata da una situazione d’ansia dei genitori, preoccupati che il figlio non mangi abba­stanza o non cresca in misura adeguata. “Le periodiche visite di controllo dal pediatra possono eliminare queste pre­occupazioni” prosegue Sartorio. “Per seguire la crescita di un bambino nel tempo il medico utilizza in prima battu­ta le curve di crescita. Il confronto fra i diver­si parametri fisici di un individuo (in particola­re peso ed altezza) può offrire informazioni utili che possono sug­gerire la presenza di un problema e la sua causa più probabile”. Ma come capire se un bambino cresce bene? “La crescita fisica di un bambino è il risultato di complesse interazioni fra nutrizione, idratazione, fattori genetici ed ambientali, benes­sere emotivo, influenze ormonali, ecc. È importante ricordare che la crescita e lo sviluppo fisico di un bambino sono strettamente dipendenti dal suo stato generale di salute, per cui un bambi­no che cresce bene è un bambino che sta bene fisicamente. La crescita sana ha bisogno di una nutrizione adegua­ta, sia in termini di quantità ma anche di qualità degli alimenti. Un corretto apporto idrico è un ingrediente essen­ziale nel ‘cocktail’ di fattori coinvolti nelle diverse fasi di crescita e sviluppo”.
 
Allattamento, svezzamento e poi...
“L’allattamento al seno ha un effetto protettivo e non soltanto per l’elevato valore nutrizionale del latte materno: il bambino riesce in questo modo ad ap­prendere come autoregolarsi” spiega il Prof. Mar­cello Giovannini, docente di Pediatria dell’Uni­versità degli Studi di Milano e Presidente della Società Italiana di Nutrizione Pediatrica. Con lo svezzamento il bambino comincia ad assumere alimenti diversi dal latte: cereali, ortaggi, vegeta­li a foglia e frutta, legumi, carne, pesce, latticini e uovo. “È proprio in questa fase, che non deve mai iniziare prima del quarto mese e dopo il sesto, che l’educazione alimentare data dai genitori tra­smette quelle abi­tudini che ciascuno porta con sé. - con­tinua Giovannini – È quindi impor­tante abituare il bambino ad assa­porare gusti diversi senza alcuna pre­clusione se non limitatamente al rispetto delle tabelle di inserimento graduale utili a ricono­scere l’insorgenza di allergie ed intolleranze”. Concluso lo svezzamento, l’apporto calo­rico giornaliero si distribuisce in 4-5 pasti (colazione+spuntino: 20%, pranzo: 40%, meren­da: 10%, cena: 30%). “L’equilibrio tra proteine, carboidrati e grassi è essenziale per una corretta alimentazione. In generale la piramide alimen­tare, consigliando la frequenza dei cibi e la loro composizione, è un modello di corretta distribu­zione dei nutrienti nella dieta valido anche per i bambini” prosegue il pediatra. E per quanto ri­guarda la frutta e la verdura? Fondamentali nel­la dieta degli adulti, spesso i bambini non ne vo­gliono neanche sentire parlare. “La tendenza del gusto è diversa nei bambini dove è più semplice, orientata soprattutto al dolce e ai grassi, rispet­to agli adulti che accettano di più le sfumature amare e che mostrano di avere gusti meno defi­niti” spiega Giovannini. “Queste differenze sono dovute proprio all’apprendimento e all’esposi­zione ai cibi, specie durante lo svezzamento. Ad esempio, il fattore predittivo più forte del consu­mo di frutta e vegetali da parte del bambino è il consumo di frutta e vegetali dei suoi genitori”.
 
Quale acqua per bambini
Oltre all’alimentazione non va trascura­ta la corretta idratazione, essenziale per la salute fisica e intellettiva del bambino. “La proporzione dell’acqua corporea nei neo­nati è notevolmente maggiore rispetto a quella degli adulti ed è pari a circa il 75% del peso e le perdite giornaliere di acqua sono più ele­vate con il diminuire dell’età e nei primi mesi di vita raggiungono il 15% del peso corporeo” spiega Giovannini. “Di conseguenza il fabbiso­gno d’acqua è superiore e, proporzionalmente al peso, risulta tre volte più elevato di quel­lo di un adulto. Per questi motivi i bambini sono particolarmente esposti al rischio di di­sidratazione, in particolare in caso di febbre, di caldo e afa, di diarrea, di vomito e più in generale quando non si reintegra adeguata­mente e tempestivamente l’acqua perduta”. Spesso i bambini non sono in grado di esprime­re il loro bisogno di sete, per cui è compito dei genitori farli bere frequentemente, soprattut­to durante e dopo il gioco e l’attività sportiva. Quale acqua scegliere? Secondo Umberto So­limene, Direttore della Scuola di Specializza­zione in Idrologia Medica/Medicina termale all’Università degli Studi di Milano “Per i bam­bini è da preferire un’acqua poco mineraliz­zata, perché è ‘leggera’ e, in quanto povera di sali minerali, favorisce la diuresi e l’elimina­zione delle scorie metaboliche (urea, creati­nina, acido urico), svolgendo anche un’azio­ne di ‘lavaggio’ a livello delle vie urinarie”.
 
Lo svezzamento “green”
Nella delicata fase dello svezzamento, un genitore, soprattutto se al primo figlio, ha bisogno per prima cosa di certezze: quando si può introdurre un cibo e in quale quantità. Per farlo ci sono solitamente le tabelle fornite dai pediatri o distribuite nei consultori. Poi però inizia la fase delle scelte: prodotti industriali o tutto rigorosamente fatto in casa? Alimentazione vegetariana anche per i bambini? Come trasmettere i nostri valori e la nostra cultura, anche alimentare, ai nostri figli attraverso il cibo? Tutte queste risposte nel libro “Svezzamento secondo natura” di Michela Trevisan (Terra Nuova Edizioni).
 
La Piramide Alimentare
La piramide alimentare dello stile di vita settimanale indica i quantitativi, in proporzione, dei diversi cibi da assumere nella settimana. Alla base vi sono frutta e verdura, carboidrati e, a salire (e quindi diminuendo la quantità) carne, pesce, condimenti, dolci, alcolici. L’attività fisica (indicata con A.F.) non deve mai mancare.
Fonte: Istituto di Scienza dell’Alimentazione, Università “La Sapienza” di Roma.
Si ringrazia il Prof. Carlo Cannella.
 

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