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Amniocentesi e villocentesi: quali differenze?

Sono alla sesta settimana di gravidanza e, data la mia non giovane età (38 anni), intendo sottopormi a tutti gli esami del caso per accertare lo stato di salute di mio figlio. In particolare, vorrei chiarirmi le idee sulle differenze fra amniocentesi e villocentesi. (Maria Chiara, Parma)

Risponde la Dr.ssa Cinzia L. Paolini, specialista in Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale San Paolo di Milano.  Collabora con FD Medical di Milano.

Amniocentesi e villocentesi sono due tecniche di diagnosi prenatale che, attraverso il prelievo del liquido amniotico (amniocentesi) o dei villi coriali dalla placenta (villocentesi) consentono di risalire tramite un’indagine citogenetica ai cromosomi del feto, costituendo così il cariotipo del nascituro. Attualmente sono gli unici esami che danno la certezza di individuare le anomalie cromosomiche, fra cui la Sindrome di Down. Altri esami come il bi-test, la translucenza nucale e il tri-test, come certamente saprà, danno solo un esito probabilistico, cioè informano sul rischio che il feto possa avere determinate anomalie e sulla conseguente opportunità di svolgere ulteriori indagini. La villocentesi si effettua entro la 12sima settimana: in caso di anomalia, qualora la paziente chieda di interrompere la gravidanza, sarà sottoposta a raschiamento. L’amniocentesi si pratica invece tra la 15sima e la 19sima settimana e l’eventuale interruzione di gravidanza, in questo caso, avviene tramite induzione del parto. Entrambe le tecniche vengono eseguite ambulatorialmente e non richiedono ricovero; inoltre il rischio di perdere la gravidanza con queste procedure è pressoché sovrapponibile. Alla paziente è richiesto solo di rispettare un periodo di riposo nei giorni successivi alla procedura. Per le pazienti con più di 35 anni l’esame è a carico del Servizio Sanitario Nazionale.