Sotto questo sole
Non è un nemico, ma non va sottovalutato. I consigli del dermatologo per esporsi al sole nella maniera più corretta.
(di Ilaria Sicchirollo)
Finalmente il sole. E la conseguente voglia di scoprire il corpo e di abbandonare il pallore invernale. Grazie all’abbronzatura il nostro aspetto è più sano e ci sentiamo più belli. Ma ormai lo sappiamo bene: l’esposizione solare richiede prudenza. Sia per chi ha la pelle chiara, che ne subìsce immediatamente le insidie con fastidiose e obiettivamente antiestetiche scottature, sia per chi ha la pelle più scura, o già abbronzata, perché si azzarda a esporsi quasi senza protezione e per periodi prolungati, anche nelle ore centrali della giornata. In realtà l’abbronzatura, anche se intensa, non protegge da ulteriori scottature: equivale infatti, in una persona di pelle bianca, a un fattore di protezione 4. Cioè bassissimo.
I raggi UV sono causa del photoaging, il fotoinvecchiamento, diverso dal normale processo di invecchiamento cutaneo. Proporzionale al tempo di esposizione, si manifesta con secchezza, desquamazione, indurimento, ingiallimento e approfondimento del solco delle rughe. Ed è responsabile dei tumori della pelle. Ma prendere il sole fa sempre male? E i prodotti che abbiamo a disposizione oggi sono davvero sicuri? Ne abbiamo parlato con il dottor Francesco Sacrini, dermatologo presso FD Medical, esperto in dermocosmetologia e attivo nella diagnostica precoce e nel trattamento di tumori cutanei.
“L’esposizione della cute ai raggi solari – spiega Sacrini – provoca certamente stimoli benefici sia fisici (sintesi di vitamina D e liberazione di citochine) sia psichici. È importante però capire la portata del rischio di una sovraesposizione”.
Sono sempre di più le persone che si dichiarano insofferenti al sole. Forse perché si dice che il sole di oggi non è più quello di una volta?
“L’esposizione a radiazioni ultraviolette può indurre tumori cutanei quali carcinoma basocellulare, carcinoma squamocellulare e melanoma. Il rischio di tumore aumenta proporzionalmente all’esposizione ai raggi UV. Negli ultimi anni le campagne di prevenzione delle neoplasie cutanee hanno messo in evidenza il problema della sovraesposizione ai raggi UV e le conseguenze per la salute. Il buco dell’ozono, che favorisce il passaggio dei raggi UV, e la maggiore conoscenza delle problematiche legate all’esposizione al sole fanno credere che “il sole sia malato e che non sia più quello di una volta”, in realtà si tratta solo di una maggiore consapevolezza”.
Attenzione ai più piccoli
Nonostante l’aumentata consapevolezza, però, ancora troppo spesso ci si espone al sole in maniera scriteriata. “L’errore che si commette più frequentemente – dichiara il dermatologo – è la sovraesposizione. Questo vale per tutti, ma soprattutto per i più giovani e per i bambini in particolare”.
“Il danno solare, infatti, si verifica soprattutto nei primi anni di vita e gli effetti delle esposizioni sono cumulativi e permangono tutta la vita. I bambini sono a maggior rischio rispetto agli adulti per danni indotti dal sole a causa delle molte ore trascorse all’aperto. Un giovane acquisisce il 50% dell’esposizione totale già all’età di 18 anni e a 21 anni ha già raggiunto l’80%. Nei primi anni il bambino non dovrebbe essere esposto al sole diretto e quindi non dovrebbe essere avere la necessità di usare uno schermo solare. Da qui si deduce l’importanza della protezione solare nei primi anni di vita. L’uso dello schermo solare è da limitarsi ai casi e per il tempo in cui non è possibile altro tipo di protezione”.
La protezione solare
La dermocosmetica ha fatto passi da gigante e oggi possiamo contare su prodotti più sicuri.
“Gli schermi solari – ci spiega il dott. Sacrini – sono suddivisi in agenti che riflettono i raggi solari e in quelli che li assorbono. I filtri fisici contengono ossido di zinco e biossido di titanio. In passato erano utilizzati per piccole aree corporee (naso, orecchie, labbra) poiché non erano facilmente spalmabili lasciando il caratteristico colore biancastro. Attualmente grazie ai processi di micronizzazione delle polveri, le formulazioni sono cosmeticamente accettabili e hanno il vantaggio, oltre ad un ampio intervallo di protezione di non essere né assorbiti né tossici. Gli schermi solari con agenti chimici sono in grado di assorbire lunghezza d’onda varie delle radiazioni UV. Sono inglobati in preparazioni cosmeticamente valide, di facile spalmabilità e resistenti all’acqua. Hanno il difetto di essere sostanze chimicamente instabili e di poter essere assorbite attraverso la cute”.
No alle lampade “preparatorie”
Siete soliti farvi una lampada prima di partire per il mare? Sappiate che lo scopo è puramente estetico, perché l’abbronzatura ottenuta con le lampade UVA non mette al riparo dalle future scottature (di cui sono responsabili i raggi UVB). “Il danno poi – ci spiega il dermatologo – è cumulativo, con conseguente invecchiamento precoce”.
5 regole per una corretta esposizione solare
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I raggi UV sono causa del photoaging, il fotoinvecchiamento, diverso dal normale processo di invecchiamento cutaneo. Proporzionale al tempo di esposizione, si manifesta con secchezza, desquamazione, indurimento, ingiallimento e approfondimento del solco delle rughe. Ed è responsabile dei tumori della pelle. Ma prendere il sole fa sempre male? E i prodotti che abbiamo a disposizione oggi sono davvero sicuri? Ne abbiamo parlato con il dottor Francesco Sacrini, dermatologo presso FD Medical, esperto in dermocosmetologia e attivo nella diagnostica precoce e nel trattamento di tumori cutanei.
“L’esposizione della cute ai raggi solari – spiega Sacrini – provoca certamente stimoli benefici sia fisici (sintesi di vitamina D e liberazione di citochine) sia psichici. È importante però capire la portata del rischio di una sovraesposizione”.
Sono sempre di più le persone che si dichiarano insofferenti al sole. Forse perché si dice che il sole di oggi non è più quello di una volta?
“L’esposizione a radiazioni ultraviolette può indurre tumori cutanei quali carcinoma basocellulare, carcinoma squamocellulare e melanoma. Il rischio di tumore aumenta proporzionalmente all’esposizione ai raggi UV. Negli ultimi anni le campagne di prevenzione delle neoplasie cutanee hanno messo in evidenza il problema della sovraesposizione ai raggi UV e le conseguenze per la salute. Il buco dell’ozono, che favorisce il passaggio dei raggi UV, e la maggiore conoscenza delle problematiche legate all’esposizione al sole fanno credere che “il sole sia malato e che non sia più quello di una volta”, in realtà si tratta solo di una maggiore consapevolezza”.
Attenzione ai più piccoli
Nonostante l’aumentata consapevolezza, però, ancora troppo spesso ci si espone al sole in maniera scriteriata. “L’errore che si commette più frequentemente – dichiara il dermatologo – è la sovraesposizione. Questo vale per tutti, ma soprattutto per i più giovani e per i bambini in particolare”.
“Il danno solare, infatti, si verifica soprattutto nei primi anni di vita e gli effetti delle esposizioni sono cumulativi e permangono tutta la vita. I bambini sono a maggior rischio rispetto agli adulti per danni indotti dal sole a causa delle molte ore trascorse all’aperto. Un giovane acquisisce il 50% dell’esposizione totale già all’età di 18 anni e a 21 anni ha già raggiunto l’80%. Nei primi anni il bambino non dovrebbe essere esposto al sole diretto e quindi non dovrebbe essere avere la necessità di usare uno schermo solare. Da qui si deduce l’importanza della protezione solare nei primi anni di vita. L’uso dello schermo solare è da limitarsi ai casi e per il tempo in cui non è possibile altro tipo di protezione”.
La protezione solare
La dermocosmetica ha fatto passi da gigante e oggi possiamo contare su prodotti più sicuri.
“Gli schermi solari – ci spiega il dott. Sacrini – sono suddivisi in agenti che riflettono i raggi solari e in quelli che li assorbono. I filtri fisici contengono ossido di zinco e biossido di titanio. In passato erano utilizzati per piccole aree corporee (naso, orecchie, labbra) poiché non erano facilmente spalmabili lasciando il caratteristico colore biancastro. Attualmente grazie ai processi di micronizzazione delle polveri, le formulazioni sono cosmeticamente accettabili e hanno il vantaggio, oltre ad un ampio intervallo di protezione di non essere né assorbiti né tossici. Gli schermi solari con agenti chimici sono in grado di assorbire lunghezza d’onda varie delle radiazioni UV. Sono inglobati in preparazioni cosmeticamente valide, di facile spalmabilità e resistenti all’acqua. Hanno il difetto di essere sostanze chimicamente instabili e di poter essere assorbite attraverso la cute”.
No alle lampade “preparatorie”
Siete soliti farvi una lampada prima di partire per il mare? Sappiate che lo scopo è puramente estetico, perché l’abbronzatura ottenuta con le lampade UVA non mette al riparo dalle future scottature (di cui sono responsabili i raggi UVB). “Il danno poi – ci spiega il dermatologo – è cumulativo, con conseguente invecchiamento precoce”.
5 regole per una corretta esposizione solare
- Limitare il tempo di esposizione: non esponendosi tra le 11 e 15 si riduce del 50% il fotodanneggiamento indotto da raggi UVB.
- L’uso degli schermi solari è utile quando non vi sono altri mezzi di fotoprotezione (cappello, maglietta, occhiali).
- Evitare uso di cosmetici e profumi prima dell’esposizione al sole poiché possono contenere sostanze foto attive (potenziano l’azione dei raggi UV).
- Ricordare che gli autoabbronzanti e gli integratori a base di betacarotene non proteggono l’epidermide dai raggi UV.
- I raggi ultravioletti passano attraverso le nuvole e aumentano con l’altitudine. Sotto l’ombrellone si ricevono più del 50% di raggi UV e il 95% dei raggi UV penetra nell’acqua.











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