Sì global
Si sente sempre più spesso parlare di approccio globale del paziente. Ma -ci chiede una lettrice -cosa significa esattamente? La parola alla dottoressa Tiziana Semplici, omotossicologa.
Porre il paziente al centro significa non solo trovare una risposta a un problema, ma valutare lo stato funzionale e la capacità di reazione del “sistema uomo”. Un approccio al paziente che tenga conto degli aspetti fisici ed emozionali ci permette di fare prevenzione e stimolare l’organismo al recupero delle funzioni e alla guarigione. Punto di partenza è un’accurata anamnesi: alla storia del paziente si deve dedicare tempo e attenzione. Anche il modo in cui il medico si pone è importante: con il suo atteggiamento può trasmettere coraggio oppure resa alla malattia.
Fondamentale il drenaggio connettivale: il mantenimento di un organismo drenato, ossia libero da tossine, è un presupposto imprescindibile sia per la conservazione dello stato di salute che per una maggiore efficacia delle terapie. È enorme la quantità di informazioni che possono essere immagazzinate nella matrice connettivale e trasmesse alle cellule come "istruzioni" per il loro fisiologico funzionamento. È qui che risiedono le cellule dell'immunità ed è qui che si sviluppa il processo infiammatorio. Il corretto funzionamento cellulare passa dunque dall'integrità anatomica e funzionale della matrice, dalla sua "pulizia", dalla sua "incontaminazione", dal livello della sua "detossificazione": un accumulo tossinico in questa sede rappresenta il presupposto per la cronicizzazione delle patologie.
La reidratazione e l’alcalinizzazione dei tessuti sono un altro punto fondamentale: molti disturbi funzionali come l’acidità gastrica, le infezioni ricorrenti delle vie urinarie, la stanchezza cronica, l’incapacità di concentrazione, i disturbi del sonno si correggono rapidamente reidratando e diminuendo l’acidità dei tessuti. Queste correzioni funzionali si possono fare utilizzando farmaci omotossicologici accompagnati da scelte di tipo alimentare considerando che il cibo ha capacità “curative” se in armonia con l’atteggiamento metabolico di ciascuno: il “metabolizzatore veloce” troverà giovamento dagli alimenti sedativi (es. ricchi in calcio e magnesio); i “metabolizzatori lenti” necessiteranno di cibi stimolanti più ricchi in potassio.
Non esistono quindi alimenti buoni o cattivi, ma più o meno adeguati allo stato metabolico della persona, in un certo tempo.
L’influenza del cibo sulle ghiandole endocrine è chiara: se una tiroide è rallentata utilizzeremo alimenti stimolanti e vieteremo quelli ricchi in calcio. È altrettanto importante utilizzare gli alimenti in momenti precisi della giornata in relazione al loro potere alcalinizzante o acidificante ed al loro indice glicemico. Sì a carboidrati e zuccheri dalla frutta entro le ore 16; sì alle proteine (soprattutto dal pesce e dalle carni bianche) a cena. Le verdure si possono consumare in ogni momento della giornata.
L’attività fisica ha un effetto di accelerazione metabolica e pertanto va modulata considerando lo stato individuale: allenamenti troppo intensi, se non compensati da una opportuna supplementazione nutrizionale, portano ad indebolimento del sistema immunitario perché comportano uno stress eccessivo per l’organismo. (a cura della Dr.ssa Tiziana Semplici)
Porre il paziente al centro significa non solo trovare una risposta a un problema, ma valutare lo stato funzionale e la capacità di reazione del “sistema uomo”. Un approccio al paziente che tenga conto degli aspetti fisici ed emozionali ci permette di fare prevenzione e stimolare l’organismo al recupero delle funzioni e alla guarigione. Punto di partenza è un’accurata anamnesi: alla storia del paziente si deve dedicare tempo e attenzione. Anche il modo in cui il medico si pone è importante: con il suo atteggiamento può trasmettere coraggio oppure resa alla malattia.
Fondamentale il drenaggio connettivale: il mantenimento di un organismo drenato, ossia libero da tossine, è un presupposto imprescindibile sia per la conservazione dello stato di salute che per una maggiore efficacia delle terapie. È enorme la quantità di informazioni che possono essere immagazzinate nella matrice connettivale e trasmesse alle cellule come "istruzioni" per il loro fisiologico funzionamento. È qui che risiedono le cellule dell'immunità ed è qui che si sviluppa il processo infiammatorio. Il corretto funzionamento cellulare passa dunque dall'integrità anatomica e funzionale della matrice, dalla sua "pulizia", dalla sua "incontaminazione", dal livello della sua "detossificazione": un accumulo tossinico in questa sede rappresenta il presupposto per la cronicizzazione delle patologie.
La reidratazione e l’alcalinizzazione dei tessuti sono un altro punto fondamentale: molti disturbi funzionali come l’acidità gastrica, le infezioni ricorrenti delle vie urinarie, la stanchezza cronica, l’incapacità di concentrazione, i disturbi del sonno si correggono rapidamente reidratando e diminuendo l’acidità dei tessuti. Queste correzioni funzionali si possono fare utilizzando farmaci omotossicologici accompagnati da scelte di tipo alimentare considerando che il cibo ha capacità “curative” se in armonia con l’atteggiamento metabolico di ciascuno: il “metabolizzatore veloce” troverà giovamento dagli alimenti sedativi (es. ricchi in calcio e magnesio); i “metabolizzatori lenti” necessiteranno di cibi stimolanti più ricchi in potassio.
Non esistono quindi alimenti buoni o cattivi, ma più o meno adeguati allo stato metabolico della persona, in un certo tempo.
L’influenza del cibo sulle ghiandole endocrine è chiara: se una tiroide è rallentata utilizzeremo alimenti stimolanti e vieteremo quelli ricchi in calcio. È altrettanto importante utilizzare gli alimenti in momenti precisi della giornata in relazione al loro potere alcalinizzante o acidificante ed al loro indice glicemico. Sì a carboidrati e zuccheri dalla frutta entro le ore 16; sì alle proteine (soprattutto dal pesce e dalle carni bianche) a cena. Le verdure si possono consumare in ogni momento della giornata.
L’attività fisica ha un effetto di accelerazione metabolica e pertanto va modulata considerando lo stato individuale: allenamenti troppo intensi, se non compensati da una opportuna supplementazione nutrizionale, portano ad indebolimento del sistema immunitario perché comportano uno stress eccessivo per l’organismo. (a cura della Dr.ssa Tiziana Semplici)










