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Il silenzio è d'oro

Non certo secondario rispetto ad altre forme d’inquinamento, quello acustico si profila come un problema molto diffuso e insidioso. Qualche consiglio medico su come contrastarlo



L’inquinamento ambientale è uno dei tanti temi che dominano la nostra attualità, come confermato dai numerosi reportage trasmessi e pubblicati dai media e da iniziative di respiro internazionale come il recente vertice di Copenaghen sul clima. Ma c’è una forma d’inquinamento, per la precisione quello acustico, che ha pesanti ripercussioni sull’ecosistema, sulla conservazione di immobili, beni storici e monumentali, e, certo non ultimi, sulla salute, sul benessere e sulla attività dell’uomo.
Per chi abita in grandi città caratterizzate da un intenso traffico automobilistico, vicino a snodi o linee ferroviarie, oppure ad aeroporti, impianti industriali o anche solo a semplici centri commerciali, dove le operazioni di carico e scarico avvengono in orari al di fuori di quelli definiti per legge, l’inquinamento acustico si profila come un problema reale ed estremamente insidioso, in quanto colpisce indistintamente persone appartenenti a tutte le fasce d’età e non è immediatamente percepibile. Tra i pericoli più diffusi rientrano i danni all’apparato uditivo, un tema sul quale ci siamo confrontati con il Dottor Giorgio Ormellese, medico specializzato in otorinolaringoiatria che svolge la propria opera presso l’Ospedale Sant’Antonio Abate di Gallarate, la clinica Columbus di Milano, nonché all’interno delle strutture FD Medical di Bonola e Corvetto. 
 
Un’insidia diffusa
“Tra i più comuni problemi legati all’esposizione a elevati livelli di sollecitazione acustica è l’ipocusia, che interessa numerosissimi soggetti”, conferma Ormellese. “Solo in Europa si parla addirittura di 150 milioni di persone esposte a stimoli rumorosi superiori ai 65 decibel, che rappresentano una notevole intensità. Mi riferisco all’ipocusia neurosensoriale, ovvero percettiva, scatenata inizialmente da frequenze che si aggirano ai 4.000 hertz, poco avvertite nei primi tempi di esposizione”. Secondo Giorgio Ormellese, questa frequenza si rivela critica in quanto incide sulla fragilità delle cellule della coclea, l’organo deputato alla recezione dei suoni. “Generalmente questo danno è bilaterale, ed è individuabile soltanto attraverso un esame audiometrico”.
In merito ai sintomi che tale patologia può provocare, citiamo gli acufeni, disturbi sia monolaterali sia bilaterali che inducono i soggetti colpiti a percepire fischi, ronzii, pulsazioni e altro ancora, i quali si originano nell’apparato uditivo ma che vengono interpretati come rumori provenienti dall’esterno. Un ulteriore quanto significativo sintomo consiste nel recruitment, ovvero la distorsione dei suoni e delle parole.
“Soggettivamente questi sono i sintomi più debilitanti; gli acufeni si presentano sempre quando i livelli di rumore si riducono nell’ambiente, nel momento del riposo, e provocano un disagio oggettivo nel paziente”, puntualizza Ormellese. “Questi rumori, inoltre, agiscono sul sistema uditivo e, come confermato da recenti studi, anche sul sistema neurovegetativo, con ripercussioni sulla psiche, sul comportamento e su altri organi e apparati: si parla di vasocostrizione, di aumento della pressione cardiaca, di alterazione della frequenza e dell’ampiezza del respiro e contrazioni muscolari, alterazioni delle varie secrezioni e della motilità gastrica, con ulteriori danni in questi distretti”. Giorgio Ormellese cita anche una ricerca di qualche anno fa che dimostra, inoltre, una riduzione della profondità visiva e della visione notturna. “È necessario segnalare anche i problemi che interessano il ritmo sonno-veglia, con conseguente stress e depressione, che conducono a una qualità di vita in costante peggioramento. Inoltre, è dimostrato che l’eccesso di stimolazione rumorosa può provocare anche una maggiore incidenza di infarti, la principale causa di mortalità”, sottolinea l’otorinolaringoiatra. 
 
La portata del problema
Un danno uditivo derivato dall’inquinamento acustico può essere sia temporaneo che permanente, condizioni che dipendono dalla relazione tra il tempo di esposizione al rumore e la sua intensità.
“Una serata in discoteca o a un concerto, dove si è esposti a una media intensità rumorosa per un breve periodo, provoca acufeni assimilabili a difetti transitori”, spiega Giorgio Ormellese. “Se invece l’esposizione è breve, ma a intensità molto elevate, come in caso di spari, esplosioni o di “botti di Capodanno”, solo per citarne alcuni, può generarsi un danno uditivo permanente, solitamente monolaterale”, come la rottura della membrana timpanica o il danneggiamento della catena degli ossicini. “Problemi all’apparato uditivo permanenti interessano anche diverse categorie professionali, nell’industria, nell’edilizia e nelle piattaforme aeroportuali, dove i lavoratori per anni sono quotidianamente soggetti a elevati livelli di sollecitazione acustica”, continua Ormellese. “Proprio queste categorie professionali sono maggiormente a rischio di patologie che si evolvono in diverse forme, accompagnate da acufeni, recruitment, da sensazioni come orecchie ovattate o problemi come la cefalea, fino a trasformarsi in deficit uditivi gravi e permanenti, che causano l’incapacità di udire le parole di chi li circonda, instabilità nella deambulazione e altre affezioni che influiscono negativamente sulla loro qualità di vita”. 
 
Educazione e prevenzione
In un modo o nell’altro, chiunque di noi può subire i danni derivati dall’inquinamento acustico, anche i più piccoli. “Sia in palestra che nei refettori delle scuole, dove i bambini trascorrono il loro tempo libero, non sono rare le occasioni in cui i livelli di sollecitazione rumorosa sono alquanto elevati”, commenta il Dott. Giorgio Ormellese. “Il problema interessa anche i giovani, forse i più sollecitati, il cui comportamento e stile di vita può causare malattie uditive di diverse entità. Di certo, volumi dello stereo o dei lettori MP3 troppo elevati o, per eccesso, la partecipazione a rave party, possono spalancare le porte alle patologie legate al sistema uditivo”. E non solo…
Anche le persone di età avanzata sono soggette a ipocusia neurosensoriale e altri disordini, che si aggiungono a patologie preesistenti già di per sé debilitanti.
Ma come è possibile prevenire in modo efficace i disagi derivati dall’inquinamento acustico? “In questi ultimi anni è maturato un crescente rispetto per l’ambiente e, di conseguenza, per chi ad esso appartiene”, risponde Ormellese. “In molte città esistono norme che limitano i volumi durante i concerti all’aperto, come pure all’interno di discoteche, cinematografi e locali pubblici; tutto sta nel rispettarle. Inoltre esiste una campagna di sensibilizzazione a questo problema, anche se secondo il mio parere dovrebbe essere sviluppata diversamente, in modo più incisivo, al fine di raggiungere una crescente percentuale di cittadini”. “La sensibilizzazione più efficace”, prosegue lo specialista, “deve avvenire a livello familiare, deve coincidere con un’educazione che aiuti in particolare i giovani a maturare una maggiore consapevolezza nei confronti della portata dei danni provocati dall’inquinamento acustico, e conseguentemente quei comportamenti che possono tutelarli e mantenere un atteggiamento più corretto nei confronti dell’ambiente, di cui noi stessi facciamo parte”.
In tema di prevenzione, il Dottor Ormellese, oltre che ai corretti comportamenti tesi a preservare l’udito, segnala alcuni rimedi naturali e farmaci, che richiedono la prescrizione da parte del medico, che consentono di apportare un maggior nutrimento e una migliore circolazione alle cellule uditive. “Si pensa all’inquinamento in termini di smog, di polveri sottili, di emissioni nocive, mentre quello acustico sembra essere secondario”, conclude Ormellese. “Un esempio classico di sistema per contrastarlo consiste nel fatto che un crescente numero di persone sceglie di trascorrere spontaneamente le proprie vacanze in luoghi silenziosi e di pace, lontani dalle città, dove possono realmente ristorare il loro intero organismo”. Luoghi dove il silenzio porta davvero consiglio. 
 
Lo sapevate che…
Rimedi naturali, materiali fonoassorbenti e normative comunitarie possono offrire maggiori opportunità per contrastare il problema dei danni all’udito derivati dall’inquinamento acustico. Vediamoli nel dettaglio.
1-    Oltre a essere indicato per la chi ha problemi di miopia e la retinopatia e diabete, nonché frutto in grado di fungere da antisettico urinario e con proprietà astringenti, il mirtillo, contenente mirtillina, aiuta a migliorare il flusso sanguigno all’interno del sistema circolatorio. Sotto forma di macerato e altro, è indicato anche per garantire il dovuto flusso sanguigno alle cellule dell’apparato uditivo, senza particolari controindicazioni.
2-    Per chi abita in grandi città e ha l’opportunità di cambiare casa, esistono edifici costruiti con particolari materiali e accorgimenti fonoassorbenti, ideali per chi ama la quiete e ha cura della propria salute.
3-    Al fine di proteggere i luoghi abitati dal rumore prodotto da strade, autostrade, ferrovie e impianti industriali, la ricerca ingegneristica ha prodotto speciali barriere antirumore. Benché a volte pecchino dal punto di vista dell’impatto visivo e urbano, si rivelano comunque un sistema efficace contro l’inquinamento acustico.
4-    Con l’obiettivo di evitare ai giovani e meno giovani di incorrere nel rischio di gravi disturbi all’udito, l’Unione Europea ha disposto una serie di misure preventive tra cui la limitazione del volume di lettori MP3 o apparecchi simili per l’ascolto personale della musica. Per il momento tali misure si limitano a inserire nei libretti di istruzione di tali dispositivi specifiche avvertenze relative ai possibili danni all’udito nel caso della scelta di volumi “impropri”, che se accolte produrranno sollievo anche a coloro che, sui mezzi pubblici o per le vie della città, ascoltano loro malgrado la musica di altri.
5-    Esiste una legislazione che regola le attività professionali a rischio di inquinamento acustico che impone specifici controlli e valutazioni dei rumori all’interno degli ambienti di lavoro. Per chi lavora sono previste speciali presidi come cuffie e tappi per le orecchie, mentre i dirigenti devono rispettare norme che limitino questa problematica a chi la percepisce dall’esterno, come nel caso della costruzione di case e strade. Peccato che a volte tali norme non vengano correttamente applicate. (Paola Tiziana De Simone)
 

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