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E vissero per sempre... felici e contenti

 


E vissero per sempre... felici e contenti


È possibile oggi essere davvero felici? Si tratta di uno stato assoluto a cui aspirare o una condizione che può avere diversi livelli intermedi? Scienziati e statisti hanno cercato di capire da dove deriva la felicità e se si può misurare. (di Ilaria Sicchirollo)
 
La felicità è un tema che ha da sempre solleticato la fantasia di filosofi, poeti, registi. E incuriosito studiosi e scienziati. È una condizione temporanea? Uno stato di grazia a cui, inevitabilmente, tendiamo? O un’utopia irrealizzabile? Per qualcuno si tratta di attimi fugaci, che però ci forniscono l’energia e la motivazione per condurre la nostra vita, che sarà per lo più costellata da brevi momenti di contentezza. La vera felicità, soprattutto per chi è inquieto, incontentabile (e chi non lo è?) potrebbe significare un obiettivo, un traguardo da raggiungere ma, di fatto, non esistere. Come vi abbiamo raccontato esattamente un anno fa, nel n. 10 di Essere&Benessere, il premier britannico Cameron era alla ricerca di un indice alternativo al PIL per misurare il benessere dei suoi concittadini. Questo perché il PIL è importante, certo, ma è uno strumento incompleto. Dopo un anno, la ricerca è proseguita -  non senza polemiche in quanto ritenuta da molti uno spreco di denaro pubblico, circa 2 milioni di sterline - e l’indicatore è stato messo a punto. Questo “censimento della felicità” tocca diversi parametri, che riguardano i principali aspetti della qualità della vita: dalla soddisfazione con il partner a quella sul lavoro, dallo stato di salute alla sicurezza del quartiere in cui si abita. Fino alla fiducia nei politici. Il risultato comporrà un indice, il Gwb (General Wellbeing Index) che quantificherà la felicità dei cittadini e, presumibilmente, orienterà le scelte governative future.
 
Chiediti se sei felice

Ecco le domande a cui rispondere (con voto da1 a 10) per quantificare il livello di felicità secondo l’indicatore messo a punto in Gran Bretagna dal team di David Cameron
Sei soddisfatto della tua vita?
Sei soddisfatto del tuo partner?
Come giudichi la tua salute fisica/mentale?
Hai un lavoro? Ne sei soddisfatto?
Ti preoccupa la criminalità del tuo quartiere?
Guadagni abbastanza?
Hai ricevuto una buona istruzione?
Hai fiducia nelle istituzioni e nei politici in particolare?
 
La ricetta? Sesso, sport e concerti
Sempre dal Regno Unito arriva un’applicazione (sì, proprio quelle che si scaricano sul telefonino)
chiamata “Mappiness” (http://www.mappiness.org.uk/) sviluppata dalla London School of Economics per misurare in tempo reale la felicità dei cittadini. 45 mila sudditi di Sua Maestà l’hanno scaricata già e hanno fornito le risposte per una rilevazione praticamente in tempo reale. Secondo i primi risultati monitorati da questa “app” ciò che rende più felici è il sesso, seguito da sport, teatro e concerti, canto, mostre e biblioteche. La mappa elaborata in base alle risposte on line rivela che si è più felici vivendo lontano dalle metropoli. Il giorno più lieto? Udite udite: picchi di felicità si registrano a Natale, ma anche in eventi collettivi dal forte impatto sociale ed emotivo come il giorno del matrimonio di William e Kate.
 
La più studiata di sempre
Ultimamente sempre più studi si sono concentrati sulla felicità, per capirla, per conoscerne i meccanismi e per individuarne la componente oggettiva, se esiste. Uno studio compiuto dall’University College di Londra afferma che la felicità non solo migliora la vita, ma la allunga. Si vive più a lungo se si è felici? Il concetto non è del tutto nuovo. Svegliarsi di buonumore, avere motivazioni, affetti, obiettivi è un motore importante e sappiamo che la volontà conta anche in processi complicati come la guarigione. L’analisi, compiuta su un campione di senior fra i 52 e i 79 ha svelato un tasso di mortalità inferiore in coloro che nel corso del quinquennio di durata dello studio avevano dichiarato di provare spesso sentimenti quali contentezza, eccitazione, gioia. Un altro studio riguarda invece la componente ereditaria della felicità. Vale a dire se un approccio “felice” alla vita sia qualcosa che mamma e papà ci possono regalare con i loro geni. Si tratta in realtà di diverse ricerche, alcune europee (Istituto per le ricerche empiriche in campo economico dell’Università di Zurigo,  University College di Londra) altre americane (Università della California e Harvard Medical School). Tra i fattori analizzati, su coppie di gemelli, il ruolo della serotonina (vedi box) rispetto a una componente fisica determinante: i geni (uno da parte di madre uno da parte di padre) che la trasportano. Se abbiamo entrambi i geni della serotonina con gli alleli lunghi reagiremo meglio alle avversità di chi li ha con gli alleli corti e saremo quindi meno predisposti alla depressione. Da qui si è passati a cercare di individuare quale etnia potrebbe essere avvantaggiata: i più felici secondo questo criterio sarebbero i popoli africani, a seguire i caucasici (cioè i "bianchi") e infine gli asiatici. Sarà davvero così semplice?
 
La felicità è per tutti?
Per Christian Boiron, autore di "Siamo tutti fatti per essere felici" (Sperling & Kupfer), la felicità è spesso confusa con il piacere, ma le due cose non coincidono. La felicità è lo stato in cui si riesce ad esprimere il proprio essere autentico e a sentirsi ogni giorno più liberi.
“La felicità – spiega Boiron - ha origine nella parte neocorticale del cervello e ogni uomo è programmato per essere felice persino nella malattia, nella povertà e nel lutto. La felicità non ha a che fare con il piacere né fisico né psichico. Per riuscire a tenersela basta sforzarsi costantemente di essere se stessi, di esprimere in modo autentico ciò che abbiamo dentro di noi”.
  
Tutta colpa di un ormone
 La felicità è un meccanismo complesso e come tale non può essere ridotto a una sostanza chimica. Eppure un ruolo importante è giocato dalla serotonina, nota come l’ormone del benessere. La serotonina è coinvolta in diverse funzioni nel nostro organismo, ma la principale sembra proprio essere quella che influisce sul nostro umore. Tecnicamente la serotonina è un “mediatore chimico”, cioè permette la trasmissione degli impulsi nervosi. Interviene nella regolazione dei ritmi circadiani (il ciclo sonno-veglia) e perfino nel controllo dell’appetito, favorendo una minore assunzione di carboidrati (avete presente quell’inspiegabile bisogno di dolci che abbiamo quando ci sentiamo un po’ giù?). Uno studio californiano, condotto dal team del ricercatore Kaveh Ashrafi ha scoperto che anche l’aumento di peso potrebbe essere correlato proprio alla quantità di serotonina.
 
Mary Claire, la più felice d’America
50 anni, dirigente in una multinazionale, un marito, un figlio adolescente. Mary Claire Orenic è, secondo il quotidiano Usa Today, l’incarnazione della felicità. La sua ricetta? “Lavorare da casa 2 giorni alla settimana, raggiungere il posto di lavoro in non più di dieci minuti, dedicare le serate alla cena in famiglia e non rinunciare alla passeggiata serale con mio marito”. Eppure anche lei ha dovuto affrontare discriminazioni sul lavoro, una su tutte uno stipendio più basso rispetto ai colleghi di sesso maschile e la necessità di dover lavorare di più per “domostrare” il proprio valore ma, anche un rapporto di fiducia e collaborazione reciproca.

 
 

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