4 zampe ci salveranno
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Coccolare un animale è un ottimo antistress. Ma la Pet Therapy è molto di più. È una vera e propria terapia nei confronti delle disabilità, dei disagi psichici e della rieducazione motoria. (di Maria Sole Citrato)
Gli animali ci donano tanto benessere. Lo sappiamo perché ci piace accarezzarli,coccolarli, giocarci insieme. Una ricerca d’oltreoceano rileva che un animale domestico è una naturale iniezione di benessere: avere un cane è meglio che andare in palestra! Per far star bene il nostro cane siamo costretti ad uscire e a portarlo e a fare una passeggiata che porterà sollievo anche a noi. Il cane ed il gatto sono gli animali che ci fanno stare meglio perché ci conoscono di più. Tenere il gatto in braccio, ad esempio, aiuta a regolarizzare il battito cardiaco, coccolarlo ci aiuta a scaricare lo stress. La presenza di un animale stimola energie positive distogliendoci o rendendo più accettabili disagi o problemi con cui conviviamo. Gli animali dunque ci fanno stare bene e sono anche un valido aiuto terapeutico. Lo stile di vita che oramai abbiamo adottato, ci vede sempre più lontano dalla realtà naturale e l'animale che condivide la vita in una famiglia può migliorare il contatto con la natura vivente, una relazione che per noi è sempre più necessaria. Quando esistono progetti specifici di riabilitazione in cui sono coinvolti i nostri amici animali possiamo parlare di Pet Terapy, un neologismo anglosassone coniato dallo psichiatra infantile Boris Levinson negli anni '50-'60. L'intuizione che gli animali da compagnia potessero essere un valido supporto terapeutico risale a tempi molto lontani. 2400 anni fa Ippocrate descriveva gli effetti benefici di una cavalcata e la consigliava agli amici per combattere insonnia e situazioni che oggi definiremmo di "stress". Bisogna giungere al XVIII secolo per osservare, presso scuole anglosassoni, l'effetto benefico esercitato dalla presenza di cani e gatti sull'umore e sulle condizioni di salute dei pazienti. Nella seconda metà del XIX secolo un medico francese sperimentò l'ippoterapia in pazienti portatori di handicap neurologici e ne riportò dei risultati soddisfacenti. Agli inizi degli anni '60 Levinson verificò l'efficacia terapeutica degli animali impiegati per il recupero di persone con gravi problemi psichici e coniò il termine "Pet Therapy", termine che utilizzò nel suo libro "Dog as Co-Therapist" (Il cane come terapeuta). In Italia la Pet Therapy è stata riconosciuta come cura ufficiale dal nel 2003 con un decreto recante disposizioni in materia di benessere degli animali da compagnia e Pet Therapy, su proposta del Ministro della Salute. Tale decreto sancisce per la prima volta nella storia del nostro Paese il ruolo affettivo che un animale può avere nella vita di una persona nonché la valenza terapeutica degli animali da compagnia. (Fonte: Istituto Superiore di Sanità).
Varie applicazioni
Il termine indica una serie complessa di utilizzi del rapporto uomo-animale in campo medico e psicologico. È una terapia iscritta in un progetto integrato, con obiettivi condivisi che può affiancare una terapia tradizionale. Sebbene l’effetto benefico degli animali sia ampiamente documentato, Il pet therapist deve avere competenza e qualità specifiche. La Pet therapy trova applicazione in diversi campi, dal supporto di anziani soli o in casa di riposo o può aiutare pazienti affetti da disturbi di origine psichica e psicologica, bambini con particolari problemi, malati di Alzheimer, autistici. Si tratta di interventi che hanno l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e quindi attuabili in varie situazioni. Il contatto con un animale può aiutare a soddisfare certi bisogni quali affetto o sicurezza, favorisce i rapporti interpersonali, offre la possibilità di sfogarsi e interagire con gli altri. Possiamo distinguere le Attività Assistite con Animali (AAA) che sono interventi di tipo educativo o ricreativo, con obiettivo di migliorare la qualità della vita degli assistiti, dalle Terapie Assistite con Animali (TAA),interventi finalizzati al miglioramento di alterazioni di disturbi fisici, della sfera emotiva e cognitiva, conseguenza di determinate patologie e malesseri emozionali e psicologici. Esistono molte esperienze documentate dove la terapia è risultata utile per una riabilitazione motoria e non solo psichica. Infatti oltre al cane ad al gatto anche il cavallo viene abitualmente coinvolto nella Pet therapy.
Star bene in sella
Il cavallo viene utilizzato per l'ippoterapia, medica, psicologico-educativa, riabilitativa, che viene praticata generalmente in strutture attrezzate, con il supporto di personale specificatamente preparate ed addestrate. A beneficiare dell'ippoterapia sono soprattutto i bambini autistici, i bambini con sindrome di Down, disabili, persone con problemi motori e comportamentali. La dottoressa Silvia Stella, psicologa e psicoterapeuta junghiana, ha lavorato come ippoterapeuta per due anni e ci racconta quali sono gli effetti benefici sia sul piano neuromotorio, sia su quello affettivo. "Per andare a cavallo si impegnano numerosi gruppi muscolari e i movimenti ritmici con cui il cavallo si muove alle varie andature richiedono l’acquisizione di specifiche competenze di coordinazione neuromotoria; il particolare contatto fisico che si stabilisce con quest’animale, inoltre, permette un’interazione unica nel suo genere che può avere buona efficacia nelle difficoltà relazionali. Per le dimensioni dell’animale e per il particolare posto che occupa nel nostro immaginario, infine, può avere importanti ricadute anche sul senso di autostima." Nell’ippoterapia, oltre all’attività vera e propria dell’andare a cavallo, sono comprese molte delle attività di cura dell’animale stesso che permettono anche la possibilità di stabilire un rapporto affettivo con l'animale e di comprendere l’importanza del prendersi cura di un altro essere vivente. L’ambiente stesso in cui i cavalli solitamente vivono é inoltre particolarmente ricco di stimoli sensoriali che coinvolgono tutti gli organi di senso. Nell’ambito dell’ippoterapia si possono distinguere:
- l’ippoterapia propriamente detta, che rappresenta il primo approccio con il cavallo e con il suo ambiente e si svolge prima a terra e successivamente sull’animale. E' riservata alle prime fasi dell’intervento di rieducazione equestre e a disabili incapaci di mantenere la posizione in sella e di condurre il cavallo in modo autonomo.
- la rieducazione equestre, in cui il cavaliere conduce attivamente il cavallo sotto la guida del terapeuta, allo scopo di raggiungere degli obiettivi tecnico-riabilitativi specifici.
- l’equitazione sportiva per disabili in cui il soggetto, raggiunto un buon livello di autonomia,può svolgere normale attività di scuderia e di equitazione. La durata complessiva di un intervento di ippoterapia varia a seconda degli obiettivi che si intende perseguire e delle caratteristiche individuali del soggetto.
Un lavoro di squadra
Ogni esperienza di pet-therapy è il risultato di un lavoro sviluppato da un team composto da numerose figure professionali. Fondamentale l'addestramento del co-terapeuta, l'amico animale, affidato ad addestratori ed istruttori con specifica preparazione. È importante addestrare adeguatamente l'animale ad interagire con il paziente e poi curare il rapporto che si viene a creare nella coppia animale paziente. Con persone disturbate gli animali entrano in contatto più facilmente riuscendo a volte a sbloccare condizioni patologiche che durano da anni. Infatti la comunicazione con l'animale che non può far ricorso al linguaggio, garantisce un effetto calmante con una conseguente diminuzione della pressione del sangue. Inoltre la soddisfazione del bisogno di affetto e di relazione "interpersonale" crea le condizioni di un buon equilibrio psico-fisico, specialmente nei bimbi, negli anziani e nei malati. Prendersi cura di un animale aiuta ad ottenere fiducia in sé stessi e a sentirsi più positivi.
Dove si fa Pet Therapy
Ospedale Meyer di Firenze
Un esempio di Pet Therapy attivo da quasi 10 anni. Dall’estate 2002 lavorano all’interno dell'Opsedale Meyer degli “operatori” piuttosto singolari: sono cani addestrati con cura che aiutano a realizzare momenti di animazione con i bambini controllati ovviamente da medici e veterinari. Questa attività in reparto é diventata oramai parte del protocollo di accoglienza. La loro presenza in Ospedale si deve alla Fondazione Livia Benini, in collaborazione con la Fondazione dell'Ospedale Pediatrico Meyer. Istruttrice e protagonista degli incontri con gli animali in Ospedale è la dottoressa Francesca Mugnai, dell’Associazione Antropozoa, Associazione per le attività e le terapie con l'ausilio degli animali (www.antropozoa.it ). I bambini possono giocare con i cani, possono accarezzarli e portarli a spasso e l'accoglienza da parte delle famiglie e degli stessi bambini é stata entusiasta.
Ospedale Niguarda di Milano
Dog Therapy. Dal 2004 presso l'Unità Spinale dell' Ospedale di Niguarda, grazie alla collaborazione con Dog4Life Onlus, è stata avviata un’attività di "Dog Therapy " nella quale in cane affianca quotidianamente il paziente con una disabilità ed è in grado di svolgere molte attività. Gli obiettivi principali sono : potenziare la mobilità degli arti, migliorare l'uso della carrozzina, rillassare il paziente con un animale tranquillo o stimolarlo al contrario con un cane più vivace. Infine incentivare la socializzazione del paziente,migliorarne l'autostima e approfondire la conoscenza degli animali. La Pet Therapy ha riscosso un grosso successo :i pazienti tendono ad aumentare notevolmente il loro impegno nelle sedute riabilitative e l'operatore,con l'aiuto del cane, riesce a fare eseguire più agevolmente al paziente gli esercizi motori specifici.
“Gli animali possono diminuire l'ansia e predisporre una stimolazione dei sistema nervoso o, in altre parole, abbassare lo stress divenendo una fonte di contatto piacevole, una visione rilassante e una percezione di sicurezza e tranquillità." (Katcher & Friedmann, 1980).










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