A tutto G.A.S.!
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Che peso la spesa! Ve le ricordate le due amichette della pubblicità che giocavano a fare le mamme e andavano al negozio a comprare i biscotti? A pensarci adesso, quelli erano ancora bei tempi. Oggi invece la spesa è sempre più fonte di stress: non c’è mai tempo per ponderare gli acquisti, ricercare la qualità e confrontare i prezzi. Ci si riduce sempre al sabato, intasando i parcheggi dei centri commerciali, e la giornata all’ipermercato diventa il principale, se non l’unico, passatempo per molte famiglie. Risultato? Si tengono buoni i bambini, che giustamente si annoiano, a suon di gadget e merendine che riempiono inesorabilmente il carrello, e si finisce con lo spendere molto più del previsto. E il tempo che si potrebbe trascorrere facendo una bella gita in campagna con i figli, guardando una mostra o passeggiando fra i monumenti della città viene dedicato totalmente ai negozi affollati. Insomma, se anche voi pensate che tutto questo non sia “sano”, se siete stufi di vedere i vostri figli fare lo slalom fra i carrelli sotto le luci al neon dei grandi magazzini invece che inseguire un pallone in un parco, ma soprattutto se state iniziando ad avere seri dubbi sulla genuinità dei cibi che acquistate, allora forse è il caso di pensare a una soluzione alternativa. Non sareste i primi.
Dal produttore al consumatore
I Gruppi di Acquisto Solidale, o G.A.S., sono insiemi di persone che vivono nello stesso quartiere o abitano nello stesso paese e che uniscono le loro forze per ordinare, insieme, quantitativi maggiori di prodotti alimentari o di uso comune, attraverso canali alternativi al commercio tradizionale. Di solito identificano alcuni piccoli produttori locali di prodotti biologici o ecologici che rispettino precisi codici deontologici ed eco-compatibili. La possibilità di conoscere direttamente questi produttori e di interagire con loro verificando direttamente la loro filiera produttiva è la garanzia della loro affidabilità. Scegliere un produttore locale, inoltre, consente di evitare viaggi costosi e inquinanti per il trasporto della merce.
Questione di organizzazione
I G.A.S., non sono certo una novità. Esistono infatti dal 1994 e sono oggi una realtà diffusa in tutto il Paese: la “rete” dei G.A.S. (www.retegas.org) ne ha attualmente censiti un centinaio, ma non sono da escludere piccole iniziative spontanee attive ad esempio a livello condominiale. Insomma il fenomeno è collaudato. Chissà perché, però, abbiamo sempre pensato che non ci riguardassero. I motivi? Per lo più luoghi comuni. Sono indicati solo per chi vive nei piccoli centri, per chi ha molto tempo a disposizione e soprattutto tanti soldi da spendere in costosissimi prodotti bio. Denotano, inoltre, un preciso orientamento politico. Non è così. In realtà, i G.A.S. rappresentano una ghiotta occasione per migliorare notevolmente la qualità dei cibi che ingeriamo, e in più, cosa assolutamente prioritaria in questo periodo di vacche magre, si risparmia. Il principio è, infatti, quello dell’ingrosso. Acquistare grandi quantità in una sola volta costa meno e farlo direttamente dal produttore consente di evitare i costi degli intermediari e della distribuzione che, soprattutto quando si tratta di ortofrutta e materie prime agroalimentari, sappiamo avere una percentuale di ricarico elevatissima.
Si scrive G.A.S., si legge consapevolezza
“Aderire a un G.A.S. significa prima di tutto sposare un nuovo modello di consumo” ci racconta Romina Savio, coordinatrice del Gruppo d’Acquisto Solidale Umanista Al Naturale (www.alnaturale.it). “All’inizio non è facile perché l’organizzazione prevede l’acquisto settimanale di frutta e verdura e quindicinale o anche mensile per altri generi di consumo più durevoli. Ma con un po’ di esperienza e soprattutto di organizzazione, si impara a gestire le risorse che si hanno a disposizione, invece che comprare per il consumo immediato”. E anche questo è risparmio. Pensiamo per esempio alla quantità di cibo che buttiamo via perché lasciato marcire nel frigorifero a seguito di una gestione poco accorta della spesa. Consapevolezza nell’acquisto alimentare significa anche questo. “Personalmente faccio tutta la mia spesa attraverso il G.A.S. -prosegue la coordinatrice- ad eccezione del pane, che ho imparato a fare in casa”.
Di scena il risparmio
Ma si risparmia davvero? Il confronto va fatto sulla totalità della spesa e non sul singolo prodotto perché “Può certamente capitare che il supermercato faccia un’offerta con un prodotto a prezzo stracciato e in quel caso sicuramente costa meno che con il G.A.S.” aggiunge la Savio. “Però il risparmio c’è, rispetto al mercato e al supermercato, soprattutto sui prodotti biologici, anche perché acquistiamo esclusivamente prodotti di stagione. E dal punto di vista della qualità non c’è proprio paragone”. Insomma il modello funziona se considerato nel suo significato, anche etico, complessivo. Anche se il risparmio stimato è di circa il 25%, non è certo un discount. E capita anche che qualcuno abbandoni l’esperienza dopo qualche tentativo, perché manca la costanza, o più semplicemente la reale motivazione a sposare un modello di consumo diverso.
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I Commenti arrivati
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Troppo impegnativo?
De Lollis Emma
29.01.2009 11:25