Sei in Home > Buongiorno benessere > Fitness > Emozioni alla sbarra

Emozioni alla sbarra



La sua finale a Pechino è stata la gara olimpica più seguita dagli Italiani. Segno dell’enorme aspettativa che accompagnava questo atleta dopo l’oro di Atene, ma anche di quanto sia amato dal pubblico per la sua semplicità, per quel suo essere sempre e comunque un “ragazzo normale”. Anche quando sei il migliore
.

Reduce da un settimo posto alla World Cup di Madrid del 14 dicembre, Igor Cassina, ginnasta, classe 1977, ci racconta di sé.
Dopo la fatica olimpica di quest'estate, si è concesso una sola settimana di riposo assoluto, e poi ha ripreso ad allenarsi, anche se il mese di settembre è scivolato via con un solo allenamento al giorno. “Diciamo che a settembre mi sono riposato. Ma il mio sport non mi permette di stare fermo troppo tempo”. Ci dice Igor. Un “solo” allenamento al giorno? E quando invece ti stai preparando a una competizione?
”Cinque, sei ore tutti i giorni, a parte il mercoledì e il sabato, in cui faccio un solo allenamento”.
Dato che è l’ora di pranzo, il discorso cade subito sul cibo. “L’alimentazione per me è importantissima –confessa- Il mio menu tipo a pranzo si compone di pasta in bianco con olio e formaggio, e verdura, soprattutto cotta, come carote e spinaci, oppure una bella insalata mista. La sera invece minestrone di verdura e poi carne, oppure mozzarella, prosciutto o formaggi”.
Fin qui tutto normale. Niente a che vedere con le porzioni sovrumane di Michael Phelps che ci hanno stupito durante la kermesse olimpica quest’estate.
“Il pane però non lo mangio quasi mai, almeno in prossimità delle gare importanti e lo stesso vale per i dolci, di cui sono goloso, ma mai nel periodi che precedono la gara.” Iniziamo quindi con le privazioni... Alcool? “A partire da 2/3 mesi prima della gara non ci crederai ma sospendo completamente. Sono molto ligio in questo senso, anche se quando posso, qualche birretta con gli amici di sempre me la concedo volentieri. In fondo sono un ragazzo normale”.
 
Lavorare sulla mente
Un ragazzo normale che però si trova a dover affrontare una pressione enorme. Come si arriva psicologicamente preparati a una gara internazionale con gli occhi del mondo puntati addosso?
“Non sono seguito da psicologi o altro. Diciamo che l’esperienza ha fatto molto nel costruire la mia forza. In allenamento non c’è il pubblico e se non sei abituato, l’impatto può scombussolarti psicologicamente. Quello che io faccio è cercare il più possibile di simulare, anche in allenamento, quello che succederà in gara. Chiedo agli altri ragazzi di fermarsi e di guardarmi, come se fossero il pubblico, ma soprattutto, affronto l’esercizio sapendo che se sbaglio non avrò una seconda chance. Proprio come in gara.”
Niente yoga? Training autogeno?  “No! (ride) no. Magari saranno anche utili, ma non fanno per me”.
Veniamo al post gara. Ai tuoi livelli si vince o si perde. Cosa cambia dopo?
“Ogni scusa è buona per festeggiare” ci dice. “Scherzi a parte, il successo conquistato in una gara è già per me la migliore gratificazione. Una soddisfazione estrema mi accompagna nei giorni seguenti, durante i quali devo rendermi conto piano piano di quello che ho realizzato. La competizione è finita, ma la testa è ancora là.”
Però succede anche che le cose non vadano poi così bene. Come a Pechino. Un quarto posto olimpico è di per sé un risultato sensazionale, ma se sei la medaglia d’oro delle olimpiadi precedenti non si può proprio considerare un successo. “Quando le cose vanno male è più facile rendersene conto. Si torna subito con i piedi per terra. Ma la grande passione che ho per il mio sport mi porta a guardare subito avanti e a voler tornare prima possibile in palestra”.
 
Uno sport da non dimenticare
Peccato solo che dopo le olimpiadi questo sport venga archiviato dai più, come avviene per la maggior parte delle discipline estranee al circuito dei grandi sponsor. “In Italia si va dove c’è il business, e il business è il calcio, lo posso capire. Però la mia gara olimpica è stata la più seguita. Un motivo ci sarà. Io credo che la ginnastica abbia tantissimo da dire e da dare, anche in termini di esempio ai giovani. Ha tutti i requisiti per promuovere i valori dello sport, anche ai bambini”. Già, i bambini. La ginnastica è una disciplina alla portata di tutti, non necessita di attrezzature costose e si può praticare ovunque ci sia una palestra. Ed è uno sport davvero completo. Ma richiede impegno, costanza e dedizione. Da che età si può iniziare ad avvicinarsi alla ginnastica? “Dai 4/5 anni è già possibile iniziare a sviluppare le attività motorie di base”.
Lui, Igor, ha cominciato presto. Prima un piccolo esperimento con lo judo, per sfogare la sua vivacità di bambino, ma dopo pochi mesi ecco sbocciare l’amore vero, quello eterno e a prima vista, per la ginnastica. Aveva 5 anni. Le minacce dei genitori (“Se torni da scuola con un’insufficienza, salti un giorno di palestra”) non lo hanno fermato, anzi, lo hanno spronato a fare sempre meglio. Alto 1,80, tanto per un ginnasta, ha saputo sfruttare la sua corporatura per specializzarsi nei salti alla sbarra. Numerosi successi, fino al trionfale oro olimpico nella sbarra ad Atene 2004, non bissato a Pechino perché un’imperfezione nell’esercizio lo ha escluso dal podio.
pagina successiva >>

Indietro       

I Commenti arrivati

  Titolo

|    Autore    

|    Data    

Cassina è il migliore!

De Lollis Emma

29.01.2009 11:27

lo conosco

Marelli Alessio

29.01.2009 12:16

Sei fortunato!

De Lollis Emma

29.01.2009 15:07

Un esempio di grande sportivo

Belloni Ilaria

30.01.2009 00:34