ChimicaMENTE amore!
Quali sono i meccanismi che scattano nella mente e nel fisico quando Cupido ci colpisce al cuore? Lo abbiamo chiesto alla psicologa.
(di Ilaria Sicchirollo)
Tutti abbiamo provato quella sensazione che travolge, fa perdere la testa e la cognizione della realtà. Una sorta di stato di grazia che ci rende più belli, più sicuri, più felici ma che, se non corrisposto può farci sprofondare nel baratro. È l’innamoramento, la fase iniziale di un amore, quella in cui, fra ragione e sentimento, non c’è storia: la ragione non si sa nemmeno dove stia di casa. Ma cosa vuol dire, dal punto di vista fisiologico, innamorarsi? Quali sono i meccanismi cerebrali che regolano questo sentimento? E a livello chimico che cosa succede? Ne abbiamo parlato con la dottoressaGiulia Fulghesu, psicologa e analista junghiana presso Fd Medical di Milano.
“L'innamoramento – ci spiega la dottoressa Fulghesu - è un’espressione affettiva che nasce spontanea da un'emozione forte o graduale vissuta nell’incontro con l’altro sul quale si proiettano sogni, bisogni desideri. È un’esperienza creativa in cui l’innamorato nutre un sentimento d’amore intenso che può essere vivo e tormentato, se ancora non corrisposto, e più sereno in una fase successiva di maggior corrispondenza. Può presentare – prosegue - alcuni sintomi fisiologici quali accelerazione del battito cardiaco, alterazione del ritmo respiratorio, sudorazione, senso di leggerezza alla testa, sensazione di vertigine e psicologici, quali: costante presenza mentale della persona di cui si è innamorati, attenuazione e/o scomparsa delle tensioni e ansie per le preoccupazioni quotidiane; ridotto senso della realtà. euforia, esaltazione”.
Che cosa succede quando ci innamoriamo?
“Uno dei fenomeni caratteristici dell’esperienza amorosa è l’adesione immediata all’oggetto d’amore: in presenza dell’altro, l’innamorato è come catturato e rivolge tutte le sue attenzioni e la sua energia sull’essere amato. Di fronte alla forza dirompente dell’amore è confuso, il desiderio gli fa perdere i punti di riferimento, per lui ha valore solo il presente, il passato non conta, vediamo che la tensione verso l’altro comporta sempre un indebolimento almeno temporaneo dell’Io. La percezione alterata della realtà, il vivere una frattura con il passato, sono caratteristiche dell’innamoramento, un processo dinamico che fa lasciare tutte le certezze e porta altrove l’individuo, in una realtà che non conosce. Una condizione particolare in cui l’esistenza di un fattore generativo interiore dispone l’individuo a una nuova e più ampia partecipazione psichica. Come scriveva Jung, “L’amore è la più infallibile dimensione dinamica in grado di portare alla luce l’inconscio”.
L’innamoramento è anche una forza che ci spinge al cambiamento?
“L’innamoramento stravolge, genera immagini nuove che con il loro potere trasformativo modificano l’esperienza. L’amore è, insieme alla morte, una delle due fondamentali esperienze trasformative dell’esistenza umana. Solo attraverso l’amore l’uomo penetra più a fondo nella sua psicologia e conosce la sua vera natura, l’amore lo rende libero di esprimere le proprie emozioni, nel bene e nel male”.
E vista da fuori? Com’è la persona innamorata agli occhi di chi la guarda?
“L’innamorato può apparirci solo poiché ogni esperienza veramente creativa richiede una fase di introversione che lo porterà da uno stato di solitudine alla possibilità di essere in contatto con i propri aspetti vitali che prima dell’innamoramento erano rimossi. Mentre l’innamoramento come esperienza affettiva può essere vissuta in assenza dell’altro, l’amore richiede la partecipazione reciproca dei due innamorati e coinvolge tutti gli aspetti della persona”.
È possibile analizzare l’innamoramento dal punto di vista scientifico?
“Solo di recente la ricerca scientifica nell’ambito delle neuroscienze, della psicologia e della psicoanalisi, si è interessata alla neurobiologia del legame e quindi a un aspetto dell’amore, così l’amore non è più caro solo ai poeti e ai narratori ma anche agli studiosi di scienze esatte”.
Quali regioni e attività del cervello sono all’origine delle passioni e dell’espressione emotiva? Vi sono particolari parti che si attivano nell’amore?
“La relazione tra mente e comportamento è sempre molto misteriosa, quando si cerca di capire come possa il cervello essere responsabile di un’esperienze soggettiva come l’amore. Alcune parti del cervello diventano attive soprattutto quando una persona pensa al proprio compagno, molte aree del proencefalo sono costantemente implicate nell’emozione: la parte orbito frontale, la corteccia cingolata anteriore e posteriore, l’amigdala, l’insula. In uno studio di Bartels e Zeki (2000), si reclutarono dei volontari che affermavano di “essere veramente, profondamente e pazzamente innamorati”. Ciascun soggetto ha fornito quattro fotografie a colori: una del proprio ragazzo/a e tre di amici dello stesso sesso del partner amato che fossero simili per età e durata dell’amicizia. Le scansioni cerebrali furono rilevate mentre a ciascun soggetto erano mostrate le quattro foto in sequenze bilanciate. L‘attività cerebrale evocata dalla persona amata fu confrontata con quella evocata dalla visione degli amici. Si mostra che l’amore, rispetto all’amicizia, causò un’aumentata attività bilaterale nell’insula e nella corteccia cingolata anteriore e sotto la corteccia nel caudato e nel putamen, sempre bilateralmente. Produsse anche una ridotta attività nella cingolata posteriore, nell’amigdala e nella corteccia prefrontale destra”.
(di Ilaria Sicchirollo)
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“L'innamoramento – ci spiega la dottoressa Fulghesu - è un’espressione affettiva che nasce spontanea da un'emozione forte o graduale vissuta nell’incontro con l’altro sul quale si proiettano sogni, bisogni desideri. È un’esperienza creativa in cui l’innamorato nutre un sentimento d’amore intenso che può essere vivo e tormentato, se ancora non corrisposto, e più sereno in una fase successiva di maggior corrispondenza. Può presentare – prosegue - alcuni sintomi fisiologici quali accelerazione del battito cardiaco, alterazione del ritmo respiratorio, sudorazione, senso di leggerezza alla testa, sensazione di vertigine e psicologici, quali: costante presenza mentale della persona di cui si è innamorati, attenuazione e/o scomparsa delle tensioni e ansie per le preoccupazioni quotidiane; ridotto senso della realtà. euforia, esaltazione”.
Che cosa succede quando ci innamoriamo?
“Uno dei fenomeni caratteristici dell’esperienza amorosa è l’adesione immediata all’oggetto d’amore: in presenza dell’altro, l’innamorato è come catturato e rivolge tutte le sue attenzioni e la sua energia sull’essere amato. Di fronte alla forza dirompente dell’amore è confuso, il desiderio gli fa perdere i punti di riferimento, per lui ha valore solo il presente, il passato non conta, vediamo che la tensione verso l’altro comporta sempre un indebolimento almeno temporaneo dell’Io. La percezione alterata della realtà, il vivere una frattura con il passato, sono caratteristiche dell’innamoramento, un processo dinamico che fa lasciare tutte le certezze e porta altrove l’individuo, in una realtà che non conosce. Una condizione particolare in cui l’esistenza di un fattore generativo interiore dispone l’individuo a una nuova e più ampia partecipazione psichica. Come scriveva Jung, “L’amore è la più infallibile dimensione dinamica in grado di portare alla luce l’inconscio”.
L’innamoramento è anche una forza che ci spinge al cambiamento?
“L’innamoramento stravolge, genera immagini nuove che con il loro potere trasformativo modificano l’esperienza. L’amore è, insieme alla morte, una delle due fondamentali esperienze trasformative dell’esistenza umana. Solo attraverso l’amore l’uomo penetra più a fondo nella sua psicologia e conosce la sua vera natura, l’amore lo rende libero di esprimere le proprie emozioni, nel bene e nel male”.
E vista da fuori? Com’è la persona innamorata agli occhi di chi la guarda?
“L’innamorato può apparirci solo poiché ogni esperienza veramente creativa richiede una fase di introversione che lo porterà da uno stato di solitudine alla possibilità di essere in contatto con i propri aspetti vitali che prima dell’innamoramento erano rimossi. Mentre l’innamoramento come esperienza affettiva può essere vissuta in assenza dell’altro, l’amore richiede la partecipazione reciproca dei due innamorati e coinvolge tutti gli aspetti della persona”.
È possibile analizzare l’innamoramento dal punto di vista scientifico?
“Solo di recente la ricerca scientifica nell’ambito delle neuroscienze, della psicologia e della psicoanalisi, si è interessata alla neurobiologia del legame e quindi a un aspetto dell’amore, così l’amore non è più caro solo ai poeti e ai narratori ma anche agli studiosi di scienze esatte”.
Quali regioni e attività del cervello sono all’origine delle passioni e dell’espressione emotiva? Vi sono particolari parti che si attivano nell’amore?
“La relazione tra mente e comportamento è sempre molto misteriosa, quando si cerca di capire come possa il cervello essere responsabile di un’esperienze soggettiva come l’amore. Alcune parti del cervello diventano attive soprattutto quando una persona pensa al proprio compagno, molte aree del proencefalo sono costantemente implicate nell’emozione: la parte orbito frontale, la corteccia cingolata anteriore e posteriore, l’amigdala, l’insula. In uno studio di Bartels e Zeki (2000), si reclutarono dei volontari che affermavano di “essere veramente, profondamente e pazzamente innamorati”. Ciascun soggetto ha fornito quattro fotografie a colori: una del proprio ragazzo/a e tre di amici dello stesso sesso del partner amato che fossero simili per età e durata dell’amicizia. Le scansioni cerebrali furono rilevate mentre a ciascun soggetto erano mostrate le quattro foto in sequenze bilanciate. L‘attività cerebrale evocata dalla persona amata fu confrontata con quella evocata dalla visione degli amici. Si mostra che l’amore, rispetto all’amicizia, causò un’aumentata attività bilaterale nell’insula e nella corteccia cingolata anteriore e sotto la corteccia nel caudato e nel putamen, sempre bilateralmente. Produsse anche una ridotta attività nella cingolata posteriore, nell’amigdala e nella corteccia prefrontale destra”.
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