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Che (tecno) stress!


Hai la tua vita contenuta nel tuo computer? Non puoi fare a meno di controllare il telefono ogni due minuti? Se internet non funziona ti senti abbandonato? Sei ufficialmente un tecnostressato.



Sicuramente vi sarà capitato di avere dimenticato il cellulare da qualche parte, di avere avuto problemi con la connessione ad Internet, o nel peggiore dei casi di avere perso il lavoro di giorni e giorni a causa di un virus sul pc. Se avete reagito stando calmi e facendovi su una grossa risata allora sappiate che siete da ammirare! Se invece siete stati assaliti da attacchi di ansia, frustrazione e solitudine o ancor peggio avete urlato, insultato e addirittura preso a calci il computer, ci sono buone probabilità che soffriate di “ansia da connessione” e che siate dei “tecnostressati”.
 
I tecnostressati sono tutti coloro che, nonostante la causa del loro stress derivi dalla tecnologia, non possono fare a meno di essere sempre connessi a qualche strumento elettronico: pc sempre acceso, email e sms in entrata e in uscita di giorno e di notte (guai a spegnerlo quando si va a dormire) e… chi più ne ha più ne metta. I tecno stressati sono però convinti che la tecnologia abbia migliorato le loro condizioni di vita.  I danni? Fisici e psichici, tensione muscolare, mal di testa, insonnia, fastidi agli occhi e irritabilità in generale. “La dipendenza tecnologica può avere gravi ripercussioni nella vita privata e sociale. I dispositivi tecnologici hanno sì semplificato le nostre vite, ma tendono a sostituire alle esperienze reali quelle virtuali, portando l’individuo che abusa di tecnologia ad un progressivo isolamento da ciò che lo circonda”, afferma la Dr.ssaSilvia Stella, psicologa psicoterapeuta.   
 
La dipendenza da Internet
Se ci fosse una medicina per curarla, probabilmente la dipendenza tecnologica verrebbe riconosciuta come malattia vera e propria e ci sarebbe già la comunità scientifica pronta a pubblicare manuali, guide di sopravvivenza e corsi specializzati per gli addetti ai lavori. Eppure per ora ci sono le prime sentinelle di allarme ma ancora nulla è ufficiale.
“Nella letteratura scientifica la dipendenza da internet inizia a figurare come un possibile disturbo a partire dagli anni ’90” afferma la Dr.ssa Stella “non esiste però ancora una definizione condivisa di questo disagio i cui contorni sono ampi e non ancora ben definiti. I danni sono però evidenti: isolamento sociale e perdita della concezione del contesto e del tempo”.
In un articolo pubblicato lo scorso ottobre su Archives of Pediatrics and Adolescent Medicine, due medici della Washington University Dimitri Christakis e Megan Moreno considerano la dipendenza da Internet una delle possibili epidemie del ventunesimo secolo. Secondo quanto riportato dagli autori sembra che in Corea al momento ci sia almeno il 4% dei bambini che ha dei disordini mentali causati da Internet, in Cina il numero cresce al 15%. Le stime statunitensi non sono chiare, da un sondaggio fatto sembra che negli adulti l’epidemia sia diffusa tra il 12 e il 13%. Certo le stime vanno prese con cautela, è un fenomeno agli esordi, ma ci sono casi eclatanti, come quello del coreano Lee Seung Seop, morto di infarto a 28 anni dopo essere entrato in un Internet caffè per uscirne dopo 50 ore durante le quali non ha né dormito né mangiato.
Per ora non ci sono cure precise, tutto quello che viene fatto è “staccare la spina”.  “È difficile individuare i contorni di questa malattia” afferma ancora Silvia Stella “perché Internet può essere considerato anche lo spazio (virtuale) in cui le dipendenze possono essere agite in modo semplice e apparentemente anonimo. Si pensi alle dipendenze da gioco d’azzardo o quelle legate al mondo della pornografia”.
Viviamo poi in un mondo dove essere online è essenziale e imprescindibile quasi come cibarsi e dormire, staccare la spina non è forse la soluzione più pragmatica. Non rimane che la formula della prevenzione, sempre ammesso che esista la malattia. Per prevenire occorre capire quali sono i soggetti a rischio di questa dipendenza.
Anche Taiwan ha fatto le sue analisi e sembra che fra 2.000 adolescenti delle scuole medie circa l’11% dei soggetti potesse essere considerato tra coloro che avevano una dipendenza da Internet e che i maschi avessero maggiori possibilità di cadere in questa categoria.
I sintomi?  Per i ragazzi si notano dei disordini da carenza o eccesso di attività (AHDA), coloro che manifestavano dei comportamenti ostili erano anche quelli che mostravano una maggiore dipendenza da internet. Per ciò che riguarda tutte le fasce di età, si può notare una riduzione dei contatti sociali e la perdita della nozione del tempo che può portare a insuccessi nello studio, nel lavoro e alla perdita di legami affettivi importanti. “In realtà la dipendenza da Internet è la manifestazione di altri disturbi di per sé già presenti nell’individuo o nel nostro modo di vivere, che sembra premiare l’esperienza virtuale a discapito dell’esperienza diretta. Questo è evidente soprattutto per ciò che riguarda l’infanzia e il mondo della formazione primaria. Come afferma Edward Reed, professore di psicologia al Franklin and Marshall College, verrebbe da pensare che ci sia qualcosa di sbagliato in una società che investe tanto nel mettere a disposizione di tutti anche la più piccola informazione, ma fa poco o nulla per aiutare a esplorare il mondo in prima persona.” afferma la Dr.ssa Stella.
 
 
 
Test
Come scoprire se sei davvero un tecno dipendente? Se ti riconosci in almeno 4 di questi comportamenti, è ora di staccare un po’ la connessione
 
1) Ignori chi ti sta intorno per controllare le email
2) Vai a dormire avendo accanto i tuoi gadget tecnologici
3) Non parti per le vacanze senza uno smartphone o un pc portatile
4) Ti concentri sul telefonino o sul Blackberry invece che sulle persone che hai di fronte
5) Scrivi messaggini o email durante un incontro o durante un pranzo
6) Ti senti in ansia se non hai sempre con te le apparecchiature
 
 
 
La“Computer rage”
 
Urla, attacchi isterici e di panico, perfino vere e proprie aggressioni fisiche sul computer: è la “computer rage” ossia la “rabbia da computer”, la più recente manifestazione del disagio verso le macchine.
Alla base di questa rabbia, la perenne competizione tra il computer ed il cervello umano e su chi tra i due meriti di avere il potere e quindi debba essere considerato il più intelligente. Le cause scatenanti sono le più varie, in particolare vi è il blocco della macchina con la conseguente perdita dei dati, la lunghezza dei tempi di attesa per il caricamento delle impostazioni e l’elaborazione dei dati nonché il fatto di essersi inspiegabilmente dimenticati la password di accensione.  Ma il problema non è solo psicologico e individuale. La "computer rage" è anche costosa, perché oltre agli eventuali danni fisici alle attrezzature, è responsabile di ore ed ore di lavoro perduto, esattamente come le "vere" malattie. Gli esperti, però, per una volta tanto non danno la colpa agli esseri umani. Sono i calcolatori, dicono, ad essere ancora farraginosi e inadatti. E se proprio c'è un umano da accusare, allora il dito va puntato verso i servizi di supporto spesso insufficienti, gli installatori che non fanno abbastanza per ridurre lo stress degli utenti, i venditori che non sempre consigliano correttamente i clienti. Per ridurre le frustrazioni bisogna studiare computer pensati davvero per chi li usa, e formare personale di assistenza capace di capire fino in fondo i problemi degli utenti. 
  
Un ambulatorio dedicato
I campanelli d’allarme per l’Internet Addiction Disorder ci sono già anche in Italia. È stato inaugurato agli inizi di novembre un ambulatorio dedicato a questa patologia presso il Policlinico Gemelli di Roma.  ''L'utilizzo patologico di Internet provoca sintomi fisici molto simili a quelli manifestati da tossicomani in crisi di astinenza - spiega Federico Tonioni, psichiatra e coordinatore dell'associazione ''La promessa'' che collabora con il centro -. Garantiremo ai nostri pazienti di contenere quel malessere che durante l'astinenza dal web si può trasformare in ansia, depressione e paura di perdere il controllo di ciò che accade in Internet''. L’ambulatorio è attivo dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13.30 e il protocollo di cura è articolato in tre momenti, un colloquio iniziale, alcuni incontri per individuare la psicopatologia sottostante e in ultimo l’inserimenti in gruppi di riabilitazione
 
 
Ritrovare  il contatto umano
La patologia da “tecnostress” è quindi più seria di quel che si possa pensare tanto che è nata un’associazione onlus, la Netdipendenza”  (www.netdipendenza.it), il cui principale obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi di videodipendenza quali tecnostress, information overload, multitasking, disturbi comportamentali, internet addiction disorder, nonché quello di  promuovere iniziative per  difendere i giovani dall’eccessiva esposizione alle tecnologie digitali. Lo scopo primario è pertanto quello di mettere in primo piano il valore delle relazioni umano, e l’uso moderato e consapevole di ogni forma di tecnologia.
(di Lavinia Borea)

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