Benessere nello spazio
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Quanto è importante la forma fisica per un astronauta?
È fondamentale perché quando si è nello spazio il corpo è sollecitato in maniera diversa e c’è bisogno che il sistema cardiovascolare sia in ottime condizioni.
Quali sport si praticano durante la preparazione di una “missione”?
Qualsiasi tipo di sport che contribuisca a un buon allenamento cardiovascolare va bene. A Houston gli astronauti hanno una palestra riservata per allenarsi, in media, un paio di volte a settimana. Da questo punto di vista la NASA lascia gli astronauti liberi di praticare l’attività che preferiscono: corsa, pallacanestro, nuoto. Io in particolare sceglievo quest’ultimo.
E quando si è in orbita come ci si tiene in forma?
Nello spazio, per contrastare l’effetto della perdita di peso, che comporta calo del tono muscolare e perdita di calcio nelle ossa, si fa attività fisica almeno ora al giorno, tutti i giorni. Nella stazione spaziale e sullo Shuttle gli esercizi si fanno con il tapis roulant o con la cyclette.
Gli astronauti sono seguiti da un preparatore atletico?
Sì, e sono sottoposti a esami periodici per valutare l’elasticità dei muscoli e in generale lo stato di preparazione fisica. Mi preme sottolineare, però, che gli astronauti non sono atleti che devono fare tempi particolari o chissà che risultati. Devono semplicemente dimostrare di avere un’adeguata capacità polmonare, un battito cardiaco e in generale una forma fisica in accordo con le condizioni che lo stare in orbita richiede.
Quanto è “medicalizzata” la preparazione di un astronauta?
Lo sta diventando sempre di più. Ho notato il cambiamento già nel corso dei dieci anni che ho trascorso negli USA e oggi la tendenza si è ancora accentuata. Oggi ci sono requisiti sempre più stretti, valutazioni periodiche ancora più pressanti. Si è un po’ perso quell’aspetto di volontarietà che caratterizzava la preparazione fisica, in cui si potevano scegliere tempi e modi di farlo. Ma oggi le missioni sono più complesse e immagino che tutto questo rigore sia diventato necessario.
Parliamo di alimentazione. Come cambia la dieta prima di una missione spaziale?
In realtà per la maggior parte della preparazione non ci sono vincoli e si tende a mangiare ciò che si preferisce, sempre nell’ambito di un certo controllo. Poi, quando la data della missione si avvicina, si inizia a pensare al cibo che si consumerà nello spazio e si iniziano a fare le prove con gli alimenti che effettivamente si avranno a disposizione in orbita.
Quali sono questi alimenti?
Si tratta di cibo disidratato e messo sottovuoto in pacchettini di plastica: una volta aperto aggiungi dell’acqua, lo riscaldi se necessario e... il piatto è pronto! Lo si può mangiare anche in assenza di peso perché essendo umido tende a rimanere un po’ appiccicoso e quindi a non volare via!
Quanto è vario il menu in orbita?
Abbastanza. Con il supporto del dietologo, in base ai gusti e alle esigenze personali, si elabora una dieta settimanale (le missioni durano mediamente due settimane quindi la seconda si ripete) che consenta di avere il giusto apporto di vitamine, carboidrati, grassi etc. In generale c’è parecchia scelta, circa 200 varietà di pietanze (fra snack, colazione, pranzo e cena). C’è la pasta, ci sono le verdure come gli spinaci o i fagiolini, poi ci sono i biscotti, le barrette, la frutta secca (molto importante per l’apporto vitaminico perché non essendoci frigorifero la frutta fresca c’è solo il primo giorno). Poi in realtà quando sei in orbita può anche succedere che il menu che avevi predisposto non ti piaccia più.
Perché? La percezione dei sapori cambia?
Sì. Nel mio primo viaggio mi sono reso conto che ho avuto un vero e proprio cambiamento di gusto e molte delle cose che avevo scelto a terra, una volta in orbita non mi piacevano più. Ciò è legato all’assenza di peso, che modifica le condizioni del corpo: c’è uno spostamento di fluidi verso la testa, che crea un effetto simile a quando si è raffreddati, con la conseguente minore percezione dei sapori e la ricerca, quindi, di cibi più salati o più piccanti. Così mi sono trovato ad attingere alla “dispensa” (sullo Shuttle c’è una scorta di cibi per più di due settimane, per ovvie ragioni di sicurezza) scegliendo fra gli alimenti a disposizione di tutti, preferendoli a quelli preparati per me. Ho mangiato cose che normalmente non fanno parte della mia dieta, come i wurstel, che essendo saporiti mi risultavano particolarmente graditi.
Come cambia il concetto di benessere quando si è nello spazio?
Quando sei in orbita le condizioni dell’organismo, soprattutto nelle prime 24 ore, cambiano rapidamente. Di conseguenza cambia ciò che consideriamo lo stato di benessere. A causa dello spostamento di fluidi di cui abbiamo parlato prima, il sangue affluisce maggiormente alla testa. Se dopo un giorno in piedi abbiamo le gambe più gonfie, nello spazio il problema è opposto perché il sangue va verso l’alto e ci si ritrova con le gambe sono più sottili e la faccia gonfia, come se si fosse a testa in giù. Si inizia ad avere mal di testa e il corpo inizia a liberarsi dei fluidi. Si va spesso in bagno, non si beve e non si mangia praticamente nulla. Poi, trascorse le 24 ore, quando hai perso circa un paio di litri di fluidi, inizi a sentirti a posto, il mal di testa sparisce e ti avvicini a una condizione di benessere (sulla terra in realtà saresti in stato di disidratazione).
E dal punto di vista non strettamente fisico? Qual è lo stato mentale nello spazio?
Lo stato d’animo è di euforia perché ti trovi con una libertà di movimento mai provata. Galleggiare, volare sono sensazioni incredibili ma all’inizio ti senti soprattutto molto goffo. Sulla terra senza accorgercene soppesiamo gli oggetti a occhio, così quando tentiamo di sollevarli sappiamo già, più o meno, con che forza dobbiamo affrontarli. Nello spazio no. Si tende a dare sempre una spinta eccessiva, con una forza sovradimensionata rispetto a quanto serve realmente. Poi, piano piano, ti abitui e acquisisci precisione nei movimenti. Anche questo è una forma di “benessere” perché vuol dire che inizia a essere in equilibrio e stare bene nella tua nuova condizione.
Prova nostalgia per queste sensazioni?
Sì... un po’ sì.
Ci tornerebbe?
Sicuramente sì. La verità è che per fare questo lavoro ci vogliono anni di preparazione e dopo un po’ uno sceglie di fare anche altro nella vita. Ma se bastasse un training di qualche settimana ci tornerei di corsa!
Cosa pensa del “turismo” dello spazio? Lo prenoterà un viaggio come turista?
Dopo una prima fase in cui sarà un fenomeno estremamente elitario, il turismo spaziale diventerà una possibilità non dico alla portata di tutti, ma sicuramente più accessibile e allora potrei pensarci. Ma stiamo parlando di decenni...
Cosa ha imparato da questa esperienza che per molti è un sogno?
La cosa più importante che si porta a casa dopo un’esperienza così è imparare a dare la giusta misura alle cose. Quando sei in orbita e giri intorno alla terra in un’ora e mezza (come ci racconta nel suo libro “Il Giro del mondo in 80 minuti” n.d.r.), tutto assume una prospettiva diversa. Ti rendi conto di come questo pianeta sia piccolo rispetto al resto dell’universo e anche di quanto sia fragile. Piccolo perché le cose che accadono dall’altra parte del mondo non ti sembrano più così lontane. Fragile perché si nota chiaramente come l’uomo l’abbia danneggiata: si percepiscono gli incendi, l’inquinamento e, ad eccezione delle luci delle città di notte, non si vede a occhio nudo alcuna traccia di civiltà. La stessa Muraglia cinese non è così facile da vedere per la spessa coltre di inquinamento che sovrasta la Cina. Insomma dallo spazio la terra potrebbe anche apparire come un pianeta disabitato...
Allora devo proprio chiederglielo: lei crede che ci sia vita nell’Universo?
Sono convinto di sì. Se non altro per una questione puramente statistica. Fino a 20 anni fa si avevano pochissime indicazioni sulla presenza di altri pianeti e sul loro numero, oggi sappiamo che nell’universo ci sono miliardi di pianeti. Non si capirebbe come e perché l’evento della vita si possa essere sviluppato solo sulla terra. Nemmeno la presenza dell’acqua è ormai più una nostra esclusiva, abbiamo iniziato a scoprirla anche sulla luna, su Marte. Quindi a logica ci devono per forza essere altre forme di vita. Questo però non vuol dire che sia facile incontrarle...
Qualcuno dice di averle viste
Ecco, a questo io non credo. Penso che quando questa cosa avverrà, lo sapremo con certezza e allora il nostro modo di essere, la nostra cultura, la nostra civiltà cambieranno completamente. Sarà il più grande evento della storia dell’umanità. E allora forse inizieremo a renderci conto di come,di fronte alla differenza che troveremo con una civiltà che si è evoluta da un’altra parte dell’universo, siano ininfluenti le differenze che oggi troviamo così difficili da superare fra di noi...
(di Ilaria Sicchirollo)











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